imperativo categorico

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“E’ da sempre un imperativo categorico. Separare l’emozione dal ragionamento.”

Appena ho letto queste due piccole frasi mi son detta “Ah, caspita, è vero. Anche a me l’hanno detto qualche volta.” Non so se è capitato anche a voi. Se sì, rassegnamoci (si fa per dire). E’ una cosa abbastanza comune, uno di quei luoghi comuni che si tramandano da generazioni e che col passare di mano in mano vengono perfezionati. Precisi. Ma se poi fate caso a chi ve lo ha detto, può darsi che vi accorgiate che per lo più erano degli stronzi, perché le loro emozioni erano importanti e degne di considerazione, mentre le vostre non contavano un cazzo. E siccome le vostre emozioni non erano le loro, allora le vostre dovevano essere soffocate. Se non erano proprio stronzi del tutto, è difficile dire che erano vostri amici. Chi erano? magari il vostro datore di lavoro? o il vostro padrone? se è così, è facile che le vostre emozioni erano di second’ordine sulla scala delle gerarchie. Oppure sarà capitato che vi abbiano detto che voi sentite troppo, o che vi fate coinvolgere oltre misura; ma forse questo significa soltanto che chi ve lo dice sente troppo poco o niente, e non si lascia coinvolgere per nulla. Del resto, gira voce che saremmo mondi inaccessibili. Perciò, se io mi ferisco in qualche modo, non c’è nessuna assicurazione che mi garantisca che un altro senta un millesimo di quello che sento io. Dovrebbe esserci empatia, semplice, istintiva, senza bisogno di alcun ragionamento di mezzo, e invece a volte non è così. Ah, quel benedetto imperativo categorico – devi essere forte, forte come un uomo… – che si mette sempre davanti come un coglione. Forse dovremmo grondare sangue, prima che… no nemmeno questa è una garanzia. Come nella foto qui sotto, come quell’uomo con la sua tazzina della verità in mano.

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Eh, la morale, la morale è un fatto soggettivo – dice l’uomo con la tazzina. Ma se il soggetto non ha una morale empatica immediata – dovrebbe sforzarsi, poverino – è molto difficile che possa costruirsela artificialmente in questa vita, perché prima dell’empatia, prima di sentire, verranno sempre le sue ragioni. Ragioni, ragionamenti, esperimenti, molti esperimenti. Ti puoi ricostruire un naso, una gamba, un braccio, due seni, un pene, una valvola mitralica, persino un cuore artificiale, ma la morale no. Sarà una morale di plastica, come un sacchetto di patatine. Vuoto. E nessuno te la può iniettare come il botulino.

Non che poi il senso morale ed empatico collettivo sia messo meglio.  La battutaccia brutta qui sarebbe dire “facciamocene una ragione”. Sì, insomma, sappiamo come sta andando il Mondo. Come se non bastasse la vita miserabile che conduciamo, veniamo informati quotidianamente degli orrori che capitano tutti i giorni, a tutte le ore, e non è un bel sentire. Insieme al senso d’impotenza che accumuliamo, è allora che rimediamo cercando di immunizzarci da tutto questo dolore. Non è semplice cattiveria, siamo costretti a farlo, per non schiantare. Sprofondati ognuno nel proprio mondo inaccessibile. E se non ci riesce a sopportare tutta quest’anestesia in cui siamo immersi, già, possiamo sempre prendere una corda e andare ad impiccarci nel bosco – come un mio vicino, lontano, dove quando perché? nonostante il sollievo  che la corda al collo ce l’abbia un altro invece di. Ma se qualcuno ci vede lì lì, può essere che ci consigli di farci una buona assicurazione remunerativa, prima. E’ semplice, conviene rendere anche da morti. Però almeno poi sarà finita. Tutta la vita è tutte le vite,  rien ne va plus. 

Einstein's Razor

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Perciò, tornando all’imperativo  categorico da dove è iniziato questo post, un suggerimento spassionato che darei anche a mia figlia, è:  che nel caso qualcuno si permetta di menzionarlo nel discorso – anche se chi ve lo dice si considera molto umano – , non cadete nella trappola di sentirvi in colpa, perché chi ve l’ha detto se va bene è un imbecille, se va peggio non ha altre intenzione che dominarvi e usarvi per i suoi  fini, anche se di solito la prima spiegazione è sufficiente. E non fatevi troppe illusioni che possa cambiare. Un bel calcio in culo è la via più rapida e indolore. Può darsi non sempre sia possibile, magari è davvero il vostro “datore” di lavoro; nel qual caso bisognerà aspettare la “rivvoluzzione”.

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5 risposte a imperativo categorico

  1. Francesco ha detto:

    L’imperativo categorico dovrebbe essere quello di unire, non quello di separare. Non si può separare l’emozione dal ragionamento. Non riesco proprio ad immaginarmelo un grande matematico intento ad elaborare le sue teorie senza un coinvolgimento emotivo, passionale. Einstein, o Bohr, non sarebbero mai arrivati alle loro scoperte senza una passione, un’emozione, un amore per la ricerca. Certo, nella vita è un po’ diverso, perché non si capisce mai bene da quale parte debba pendere la bilancia. Qui, l’incertezza regna sovrana. Ma è tanto più sovrana quanto più la mente e il cuore non riescono a comunicare.
    Il semplice pensiero di una mente staccata dal cuore, mi fa star male. Perché siamo già stati scissi abbastanza e perché, come diceva il tizio che or non è molto hai menzionato (senza farne il nome), il terribile è già accaduto. Ed il terribile già accaduto mi ha sempre fatto pensare, in primo luogo, proprio a questa scissione. Il “dividi et impera”, anziché stagliarsi sullo sfondo di una civiltà che dovremmo da un pezzo aver lasciato alle spalle, sembra al contrario conservare immutata la sua attualità. È questo l’unico vero programma di tutti i governi. Smembrare l’individuo e separarlo dagli altri per disorientarlo, svuotarlo, e riempirlo possibilmente di spazzatura che non sembri tale. Il perché, mi sembra evidente..

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    • rozmilla ha detto:

      l’autore della frase “il terribile è già accaduto”, mi pare di ricordare fosse Ronald Laing. Credo di averlo letto una trentina di anni fa. E questo tanto per dire come alcune cose siano difficili da dimenticare, lasciano un segno indelebile.
      Ora ho cercato qualche altra informazione, e sì, è lui. Un link a caso:
      http://www.lintellettualedissidente.it/filosofia/ronald-laing-lio-diviso-parte-i/
      e infatti avevo letto letto l’io diviso, che guarda caso parla proprio di scissioni.
      Questo si riallaccia anche alla scissione della filosofia, del pensiero occidentale, che con la morte di Socrate ha fatto la scelta di tagliare fuori eros dal logos, e dalla città. Ma ancor prima Parmenide aveva diviso l’essere dal non-essere, sopprimendo il secondo.
      Tutta la nostra storia è punteggiata da scissioni, negazioni. Negazione degli istinti e dei sentimenti, soprattutto. E negazione della vita, non c’è dubbio. Cerchiamo di sopravvivere in una cultura di morte, psicotica. Non è facile …

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      • Francesco ha detto:

        Conosco Ronald Laing, e conoscevo anche l’espressione “il terribile è già accaduto”. Solo che facendo qualche ricerca su internet ho scoperto che la medesima espressione è stata usata anche da Heidegger, dal quale presumo che Laing l’abbia presa. Ho molto amato Laing, ho letto anch’io “L’io diviso”, ma l’opera che più mi è piaciuta è stata “La politica dell’esperienza”. Un libricino di poche pagine che sarebbe il caso di rileggere, anche se sono passati molti anni dalla sua pubblicazione.

        Buona serata..

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        • rozmila ha detto:

          Può darsi che l’abbia letto anch’io, la “politica dell’esperienza”. Probabile, molto probabile.
          Solo che adesso ricordo soltanto (vagamente) l’io diviso, perché è un titolo più facile …
          per di più, spesso non compro i libri ma li prendo in biblioteca, e anche se li trovo interessanti capita di rado che dopo mi dia la pena di comprarli.
          la cosa assurda è che invece quando vado in libreria compro libri a casaccio, così che la mia biblioteca privata è fatta per il 90% di spazzatura, e non mi decido lo stesso a buttarla.
          Sto pensando che se è vero che il mondo esterno (reale) è suppergiù lo specchio di quello interno (la mente), sono messa proprio bene: è un po’ come pescare nell’acqua torbida, quindi va bene se a volte mi va di culo 🙂
          (come vedi continuo ancora un pochetto sulla strada intrapresa …giusto per confermare di essere in balia della sindrome di Tourette 😉 (come mozart)

          Ps: comunque rileggendo il post oggi non mi sembra troppo male; è vero che non è nei miei standard, è un po’ forte e potrebbe offendere le orecchiette sensibili, ma sono contenta di averlo scritto: è stato come sputare una spina, una spina che avevo lì da un paio d’anni… eccetera eccetera 🙂

          Good morning …

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