miseria ladra

1423165772Già … Giacomo si era già interrogato sul carattere degli italiani.
Se esiste davvero qualcosa come il carattere degli italiani.
Del resto, se se ne parla e se ne scrive, potremmo avere a che fare con una sorta di monstre raggruppante in sé tutti quei tratti storico-socio-psico-demo-antropologico-culturali che costituirebbero la base dell’arretratezza della nostra Italia, attanagliava da una crisi civica profonda.
Così, ogni volta, e sempre, come in questi giorni, a seguito dell’ennesimo episodio di corruzione, più d’uno si sta interrogando su questo presunto malefico carattere degli italiani. E ricomincia la querelle.

Già, dev’essere colpa nostra, siamo brutti sporchi e cattivi. A causa di “un’indole connaturata”, un’anima nera, saremmo propensi alla corruzione, ai vizi, al familismo amorale, al particolarismo, al trasformismo; affetti da un’assenza assoluta e generalizzata di senso civico, eccetera.

Forse è una sorta di forma mentis, o un brodo primordiale in cui siamo stati immersi fin dalla nascita, o prima, molto prima? Forse proviene direttamente da Troia, da dove fuggì via mare, e dopo varie peripezie sbarcò sulle rive del Tevere, ivi mescolò i suoi geni con quelli di Lavinia. Stirpe infausta! Che giustamente attira l’ira nefasta degli dei!

E fu così che gli dei ci istruiscono ognora sulle nefandezze che costituirebbero il cor-pus caratteriale specifico degli italiani. E via dicendo.
Va bene, se ne può parlare. Anything goes. Anche se le frustate, vuoi a un popolo, a un gruppo, o a un individuo, di solito non sono di mio gradimento. Soprattutto quando si sbaglia il bersaglio. Soprattutto se ottengono l’effetto di farci sentire ancora più miserabili.
Senza contare che dopo averci ben frustati, spesso il fustigatore si chiama fuori, e tutti gli altri restano i soliti poveracci. No, nemmeno il fustigatore è un bel modello. Chi si crede di essere? È forse migliore di tutti gli altri? È troppo facile chiamarsi fuori. E a che serve, in concreto?

Ad esempio, io non riuscirei a concepire tali visioni; ma io non sono un dio, quindi forse è per questo. Ho un cervello, due braccia, due gambe, e come tutti mi sento invischiata in questa sorta di subcultura, come tutti gli altri comuni mortali (dato che la corruzione sembra ben radicata anche ai livelli internazionali). Così intrappolati che ogni via d’uscita che riusciamo ad immaginare pare un’altra parte della trappola. Forse.

1423164994O forse, più che altro, io vedo che ci sono ragioni storiche per cui siamo diventati quel che sembriamo o siamo, e che determinano i comportamenti degli interessati. Ma mi riesce difficile rintracciarne le cause esclusivamente nelle sovrastrutture mentali-culturali, piuttosto che nell’arretratezza della base economica, strutturale. Poiché ho ben chiaro che molte di queste ragioni storiche il popolo è stato costretto a subirle, come è costretto a subirle tuttora.

A mio avviso il problema è: quando mai il popolo ha avuto qualche potere? Quando mai non ha dovuto subire la condizione di sudditanza?
– Tra le quali condizioni metterei anche i modelli che vengono divulgati attraverso i media. È il popolo che li ha decisi? Qualsiasi cosa “vogliamo”, siamo stati ammaestrati a volerla.

Sia chiaro, non dico che non esistano quei fenomeni, la corruzione è diffusa, capillare, ma, poiché a determinare un fenomeno concorrono sempre un intreccio di fenomeni, tra cui leggi generali e particolari, allora il focus non dovrebbe concernere tanto la constatazione del dato di fatto, quanto “cosa” è possibile fare per cambiare le condizioni, ossia le leggi generali e particolari che permettono il ri-prodursi di tali fenomeni.

Mentre, se gettiamo la “colpa” sui dati inerziali mentali-culturali, ecco che il legislatore è libero di lavarsene le mani. È più semplice: gli italiani sono irrecuperabili, “abbiamo cercato di educarli, ma niente da fare”. E purtroppo anche l’educazione resta un’opera pia se le condizioni sociali permangono inalterate e non vengono rimosse le cause della disuguaglianza.

Mio figlio, che non ha studiato molto, ossia non è laureato (ma nemmeno io), un giorno ebbe a dirmi in altri termini all’incirca la stessa cosa: la delinquenza e la corruzione diffusa è causata dalla miseria. Bon. Cercare di stabilire da dove parte, se parte dal basso o discende dall’alto, sarebbe come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina.
Eppure ho sentito dire non ci sarebbe stato alcun uovo di gallina se prima non ci fosse stata una proto-pseudo-gallina in grado di concepire uova di gallina da cui sarebbero usciti alcuni pulcini che poi sarebbero diventati polli (Darwin docet).

Intanto, siamo sempre fermi a fissare l’uovo di colombo sperando che ne esca un’aquila; ma se va bene sarà un piccione o un cuculo opportunista. Le leggi anti-corruzione non sono sufficienti, è inutile che ce la diano a bere dicendoci che è “solo” una questione di cultura. La cultura di chi? Della classe dominante? Ah beh, ora ci capiamo. Cominciamo col fare dei distinguo.

1423061722Ergo, le condizioni attuali derivano dalle pregresse condizioni che hanno predeterminato lo stato di fatto attuale – anche se ad occhi ingenui possono apparire “differenti” per cui qualcuno giunge persino a rimpiangere ed elogiare gli “altri tempi” passati, come fossero stati migliori. Inganno – pio pio – e illusione. Miseria ladra! Come cacchio si fa a credere di poter moralizzare un popolo se non (lo) si mette nella condizione di poter esercitare una scelta morale? In un paese dove i deboli sono costretti a elemosinare uno straccio di uguaglianza come una concessione di favore? Mentre i forti e i potenti possono fare tutto quello che gli pare?

Finché la legge (e le leggi) non sarà cambiata in modo radicale, finché non cambieranno i rapporti di potere, continueremo a re-stare nella medesima condizione miserrima che nel corso dei decenni è stata modificata leggermente di forma, ma non di sostanza. Finché la legge è forte con i deboli, e debole con i forti, non cambia.
Ma, finché non ci saremo riappropriati di questo “concreto”, frustare gli italiani “in generale”, serve giusto a farsi belli sulla miseria “altrui” e a rimescolare l’aria fritta. Siamo tutti italiani – ergo siamo tutti uguali? E quando mai? Detto in parole povere: le frustate spettano di diritto ai prepotenti, e non ad un fantasmatico “popolo italiano”.

Halo juga.

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