tra tragedia e poesia

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«[…] la tragedia, più di altre forme letterarie, rappresenta un processo di riconoscimento. L’eroe tragico perviene al sapere, sperimentando di nuovo nella forma del patire quello che è stato fatto, e in questo pathos, nel patire il passato, la trama degli atti individuali viene trasformata in evento, in un tutto significante. L’apice drammatico della tragedia si ha quando l’agire si trasforma in patire; qui sta la peripezia tragica, il dispiegarsi del suo finale. Ma anche trame non tragiche diventano veri eventi solo quando se n’è fatta esperienza una seconda volta nella forma della sofferenza provocata dalla memoria e del suo agire retrospettivamente e sensibilmente. Una memoria di questo tipo può parlare solo quando l’indignazione e la collera, che ci spingono all’azione, si sono placate – e per questo ci vuole tempo. Non possiamo padroneggiare il passato allo stesso modo in cui non possiamo disfarlo. Dobbiamo però riconciliarci con esso. La forma di questa riconciliazione è il lamento che sgorga da ogni reminiscenza. Come ha detto Goethe (nelle dedica al Faust):

Der Shmertz wird neu, es wiederholt
die Klage
des Lebens labyrinthisch irren Lauf.

Si rinnova il dolore, ripete il lamento
il folle corso labirintico della vita.

L’effetto tragico di questa ripetizione nel lamento tocca uno degli elementi fondamentali di ogni azione; ne istituisce il senso e il significato durevole che da quel momento fa il suo ingresso nella storia. A differenza di altri elementi propri dell’agire – in particolare dei fini progettati, dei motivi e dei principi che lo orientano, che diventano tutti visibili nel corso dell’azione -, il senso di un’azione si rivela solo quando l’azione si è compiuta e diventa una storia suscettibile di narrazione. “Padroneggiare” il passato è possibile solo nella misura in cui si racconta ciò che è accaduto; d’altra parte, tale narrazione, che dà forma alla storia, non risolve alcun problema e non allevia alcuna sofferenza; non padroneggia nulla una volta per tutte. Piuttosto, finché il senso degli eventi rimane vivente – e ciò può durare molto a lungo – “il padroneggiamento del passato” può assumere la forma di un’incessante narrazione. Il poeta in un senso molto generale e lo storico in un senso molto speciale hanno il compito di mettere in moto il processo di narrazione e di coinvolgerci in esso. E noi, che per lo più non siamo né poeti né storici, abbiamo una familiarità con la natura di questo processo in virtù della nostra esperienza di vita, poiché anche noi abbiamo bisogno di richiamare gli avvenimenti significativi delle nostre esistenze raccontandoli a noi stessi e agli altri. Perciò apriamo di continuo la strada alla “poesia”, nel senso più ampio del termine, in quanto potenzialità umana; siamo in costante attesa che essa faccia la sua irruzione in qualche essere umano. Quando ciò accade, la narrazione dell’accaduto si arresta, e un racconto provvisoriamente compiuto, uno in più, si aggiunge come una cosa tra le altre cose del mondo esistente. Nella reificazione operata dal poeta o dallo storico, la narrazione della storia perviene alla permanenza e alla durata. La narrazione ha ottenuto così il suo posto nel mondo, dove ci sopravviverà. Qui può continuare a vivere – una storia tra molte. In queste storie non c’è alcun significato che possa essere separato da esse – e anche questo lo sappiamo dalle nostre esperienze non poetiche. Nessuna filosofia, nessuna analisi, nessun aforisma, per quanto profondo, può avere un’intensità e una pienezza di senso paragonabili a quelle di una storia ben raccontata […]».

[Hannah Arendt, L’umanità in tempi bui.  Riflessioni su Lessing, Raffaello Cortina Editore (2006) pagg. 76-79]

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Inge Lehmann

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2 risposte a tra tragedia e poesia

  1. Francesco ha detto:

    A proposito di storia, e di narrazione della storia, ti segnalo le narrazioni (ve ne sono innumerevoli) su you tube di Alessandro Barbero, sempre che tu non le conosca già. In particolare, sono veramente straordinarie quelle dedicate al perché nascono le guerre.

    E visto che la Pasqua è ormai passata.. Buona Pasquetta! 🙂

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    • rozmila ha detto:

      grazie per la segnalazione di Berbero; oggi ho ascoltato, l’occidente visto dagli “altri”; e qualcosa di Fra guerra santa e jihad.

      ormai è passata anche pasquetta, quindi auguri posticipati, o anticipati, aspettando il 25 aprile…
      intanto qui è tornato un freddo barbino -:)

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