in luminis oras

*

– quando ero piccola … (stavo dicendo)
– il vento ti ha portato via?

– No, no, affatto. Quando ero piccola, appena ho imparato a scrivere il mio nome e il mio indirizzo e afferrato le prime nozioni su come è fatto il mondo, avevo già ben chiaro dove mi trovavo. Abbastanza chiaro, insomma.  Difatti non mi accontentavo di scrivere “nome, cognome, indirizzo, numero civico, città”, oltre a “provincia, regione, stato, e continente”, ma aggiungevo pianeta Terra, Via Lattea, Universo. E anche se ero già in grado di volare con la fantasia, sapevo di avere i piedi ben piantati a terra – “piantati” forse non è la parola giusta, ma rende l’idea.

*

via-lattea-3

Già
da bambina ero affascinata da questo mondo sconosciuto e immenso, e mi sentivo persino orgogliosa di esserci anch’io. Essere qui, da qualche parte in quest’immenso universo. Probabilmente allora non me ne rendevo nemmeno conto, ma ora sono sicura che l’esserci, l’esistere, implica aver avuto una fortuna sfacciata. Proprio io, qui, viva, su questa terra. Il caso avrebbe potuto prendere un altro percorso, e io non ci sarei. Persino la vita, potrebbe non esserci affatto. “Incerto tempore… incertisque locis” …

Una volta, quando ero più grandina, durante un viaggio in treno, un uomo, dopo un breve scambio di opinioni, mi chiese: Cosa vuoi dalla vita? E io ingenuamente gli risposi, Voglio capire.
Voglio capire, addirittura! Non solo comprendere, ma capire – che in fondo sono sinonimi, suvvia. Quell’uomo rimase sbalordito, o forse basito, come si usa dire. Mi sembrò persino di leggere nel suo sguardo l’espressione, “ma questa è scema”. Sarà… ma non siamo tutti uguali uguali, per fortuna. 

Quel “voglio”, ora mi fa ricordare quando mia madre mi diceva: “L’erba voglio non c’è neanche nel giardino del re”, cosa per cui sarebbe più idoneo un più modesto “vorrei”. Ma non stiamo a sottilizzare troppo. Quel “voglio” sta ad indicare il proprio desiderio, ciò a cui tendiamo la pargoletta mano, il verde melograno dai bei vermigli fior. Se quindi, poniamo, quell’uomo fosse stato il genio della lampada, e io in quel momento avessi espresso il mio desiderio, ecco, ero già spacciata.
Qualcun altro al mio posto avrebbe risposto, Voglio diventare una persona importante, o Vog
lio diventare ricco, o Voglio unirmi e moltiplicarmi, oppure, semplicemente, Voglio essere felice.

Essere felice, certo. È una parola! E chi non vorrebbe essere felice? Ognuno degli obbiettivi di quelle ipotetiche persone che di volta in volta vorrebbero diventare persone importanti, o diventare ricchi, o unirsi e moltiplicarsi, e chi più ne ha più ne metta, avrebbe lo scopo implicito di renderle felici. Ciò che ognuna di loro immagina che, una volta raggiunto l’obiettivo, avrà la capacità di renderle felici.
Da ciò deduco che il mio “voglio capire”, avesse precisamente lo stesso scopo.
E probabilmente lo ha. Ogniqualvolta riesco a capire qualcosa di più su come funziona sia il mondo che mi circonda e in cui sono immersa, sia di come funziono io (l’essere umano, il suo cervello e la sua psiche), ciò ha la capacità di rendermi un po’ più felice. La sensazione è quella di riuscire a fare un po’ più di luce nell’oscurità. E ovviamente sono immensamente grata a tutti coloro che mi aiutano a capire, che illuminano… che modestamente lavorano per illuminare  l’oscurità del mondo.

Hai ancora paura del buio? mi chiederà qualcuno?
Non so se ho paura del buio, ma di certo preferisco la luce.
In luminis oras … come scriveva Lucrezio. Sulle prode della luce …

E poiché tu da sola regoli la natura
E niente senza di te sorge alle celesti plaghe
della luce, né diviene lieto e degno d’essere amato […]
Quae quoniam rerum naturam sola gubernas
nec sine te quicquam dias in luminis oras
exoritur neque fit laetum neque amabile quicquam […]
§

Avevo intenzione di scrivere d’altro, e invece l’essermi imbattuta nel poema di Lucrezio mi costringe a soffermarmi, a fare una pausa di lettura e una digressione. Di nuovo, anche oggi, il De rerum Natura. Vi inciampo ogni giorno. Se può interessare, qui è possibile leggere il testo del proemio compreso di traduzione. Come forse voi già sapete, è un inno a Venere. Sono numerose le interpretazioni di questo inno. Di sicuro è una celebrazione della pax, uno dei valori epicurei, di cui la dea è depositaria, nonché simbolo della voluptas, personificazione della forza fecondatrice della natura:

grazie a te in verità ogni essere vivente viene concepito
e può guardare, uscito alla vita, la luce del sole.
Uscito alla vita, può guardare la luce del sole … e niente senza di lei sorge sulle prode della luce. Più avanti, di nuovo, per descrivere la nostra paura della morte, Lucrezio parlerà del dolore con cui lasciamo la dolce luce della vita: dulcia lumina vitae.

Venere è  vista come una musa, come una divinità ispiratrice e luminosa, la sola capace di rendere leggerezza e grazia allo scritto – per questo il poeta la invoca.  Ma è anche un’allegoria del principio di vita contrapposto al principio di morte, che sarebbe Marte. Quindi del conflitto empedocleo tra φιλία ed ἔρις amore ed odio. E, soprattutto, prosegue, la sola a poter donare ai mortali una pace duratura.  

Pompeo Girolamo Batoni, Peace and War, detail

Poiché, né noi possiamo poetare in questo momento triste […] né la stirpe di Memnio può sottrarsi, in tali circostanze, alla salvezza comune. 

Più sotto, Lucrezio presenta la religio, quindi la superstizione, come una specie di mostro che schiaccia e umilia l’umanità: quando la vita umana, con vergogna, giaceva a terra / oppressa dal peso della superstizione. Poiché gravissimi sono i misfatti che produce: proprio la superstizione generò azioni scellerate ed empie, come il sacrificio di Efigenia immolata dal padre per placare le ire di Artemide e favorire la partenza delle navi greche verso Troia: un delitto che offende la stessa divinità, dal momento che ciò che appare pietas ne costituisce invece una grave violazione.

Se poi scendete a leggere più in basso, là dove descrive La nascita dell’Universo, beh, che dire, taccio… e mi metto anch’io in disparte, contemplando i fuochi dello spazio infinito, limpido e inaccessibile. 

*

Jonna Jinton - photo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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