sulle “cure domiciliari”

Propongo la lettura di un articolo pubblicato su Pop-Medicine, circa un mese fa. L’autore è un medico rianimatore anonimo, uno dei tanti medici che ha curato pazienti covid nei 18 mesi trascorsi da quando è emersa questa nuova malattia. Se per caso avete un po’ di tempo da perdere, provate a leggere i commenti al post originale, che è stato subissato da un’orda di credenti nelle terapie precoci domiciliari – duole dirlo, ma tra vari cortocircuiti logici difficilmente comprensibili, sembra di fare un giro in un reparto di psichiatria. Ovvio che ci sono anche molteplici ‘ragioni’ per cui accade tutto questo, e qualcuno che forse anche ne approfitta, ma sarebbe tutto un altro discorso.

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Se alle frasi “paracetamolo e vigile attesa” fosse stato detto “terapia sintomatica gestita dal medico di base associata a monitoraggio stretto, specie nelle categorie a rischio” oggi, forse, non sarebbe esistita questa fazione molto rumorosa e inneggiante alle famose “cure domiciliari”.

Sia chiaro, il concetto di “Cura Domiciliare” di per sé è nobile. Curare a casa il malato significa innanzitutto implementare la medicina territoriale, partendo dalla figura più importante: il medico di medicina generale. Curare a casa i malati, quando si può, è l’inizio di un trattamento. A volte si guarisce, a volte no, ed è quindi necessario il ricovero ospedaliero. In quest’ultimo caso il medico di medicina generale è il filtro essenziale tra territorio ed ospedale. Il medico cura i propri assistiti prescrivendo le terapie secondo Scienza e Coscienza seguendo il principio fondamentale del “primum non nocere”: per prima cosa non fare del male (al paziente).

Capita però che le terapie non per forza seguono un rigido protocollo. D’altronde, in epoca pre-covid, a chi non è mai stato consigliato un complesso vitaminico, un integratore o un antiinfiammatorio durante un episodio febbrile? In questo contesto, l’evidenza sulla quale si basa il medico è data dai parametri clinici e dal monitoraggio stretto del paziente. Considerata anche la sua anamnesi e la fragilità del paziente, il medico può predisporre o meno il ricovero in ambiente protetto, ossia in ospedale. In ospedale infatti possono essere somministrati farmaci, eseguiti esami di laboratorio o strumentali che non sarebbero di semplice esecuzione nel territorio.

Oggi, in epoca covid 2.0, la medicina territoriale, l’assistenza medica e soprattutto il buon senso sono stati sostituiti dalla convinzione di essere sotto ad una “dittatura sanitaria” per la quale sia il paziente che il medico vengono lasciati soli, obbligati a seguire determinate strade, definite dall’alto, da chi amministra e manovra le sorti del pianeta.

Il primo si sente abbandonato, confuso e disorientato (facile preda di urlatori del web), l’altro incapace di far fronte all’innumerevole numero di paziente da monitorare ed assistere. Tutto ciò proprio mentre un virus riesce a fare mutare le nostre azioni e pensieri giorno per giorno. Da qui, un gruppo di medici, alcuni dei quali muniti di più specializzazioni, dalla psicologia clinica alla medicina di emergenza, si fanno avanti, proponendosi nell’assistenza dei pazienti a domicilio. Questo però è stato frainteso dalla convinzione che quello che viene proposto sia miracoloso, con successo garantito al 100%. Sia sempre chiaro: nobilissime le azioni di medici (assistiti da infermieri e varie altre figure professionali) che offrono il loro aiuto gratuitamente nella cura e assistenza dei pazienti affetti da covid. Imbattendosi nel gruppo fb si trovano molte testimonianze e video dimostrativi su come eseguire cure termali fai-da-te con sciacqui nasali con acqua e puntina di sale da cucina o v. Tutto nobilissimo.

Dove nasce il problema allora?

Credere che questo sia la panacea contro tutti i mali e contro il covid. Vedere le piazze gremite di giovani adulti che inneggiano a questo tipo di cure è semplicemente assurdo. E diventa anche assurdo assistere a raduni organizzati proprio da chi propone queste cure.

Perché?

Perché per la maggior parte è presente una popolazione fatta di giovani adulti che, nella stragrande maggioranza dei casi sarebbe guarita da sola. È assurdo che questi manifestino nelle piazze e sui social, affermando di essere stati malati gravemente. Nessuno dei medici però, ad oggi, ha fornito una raccolta di dati rigorosa in cui, effettivamente, è stata dimostrata l’avvenuta guarigione da uno stato di malattia severo con le cure precoci. La tosse e l’astenia, anche se importante, non sono sufficienti per definire che il covi19 sia grave e non richiedono nemmeno l’ospedalizzazione. Servono parametri clinici ed obiettivabili. Ad oggi ho sentito medici in tv dire solo: “dei miei pazienti non è morto nessuno”. Non è sufficiente questo per dimostrare l’efficacia al 100% delle cure date. Magari lo fosse, sarebbe davvero il miracolo della medicina, il covid non sarebbe più un problema e libera per tutti.

Il Covid19 è una malattia virale. Come tale, la terapia è sintomatica (per intenderci paracetamolo, aspirina, ibuprofene, antiinfiammatori in generale). Se poi questi farmaci vengono associati ad integratori (lattoferrina, vitamine A, B, C, D …Z) altre molecole (glutatione, quercitina, sciacqui nasali, aerosol e chi più ne ha più ne metta) è semplicemente un modo per dire al paziente: “Ci sono qui io, ti curo, ti assisto e ti do una mano con qualche integratore, ti prescrivo una terapia adatta a te, ma tieni presente che nel frattempo ti tengo in monitoraggio stretto perché se la situazione peggiora, vedo fino a che punto posso curarti a casa o se è meglio ricoverarti in ospedale”. La convinzione opposta che si è fatta strada in chi nutre tanti dubbi ed è confuso, è di affidarsi ciecamente a questo tipo di approccio, intenso come sostitutivo di ciò che attualmente è l’unica via di uscita dall’emergenza sanitaria: il VACCINO (come lo è stato in passato per il vaiolo).

La social-schizofrenia paranoide di molti, invece, è considerare quest’ultima cura, (unico atto di PREVENZIONE) come il veleno e il male di tutti i tempi. Andiamo a dirlo ai pazienti che ci hanno lasciato o ai loro parenti. Chissà cosa farebbero per tornare indietro per ottenere questo “veleno” e non andare incontro alla peggiore delle conseguenze di questa insidiosa malattia: la morte. Andiamo a dirlo a quei medici che non sono riusciti a ottenere miglioramenti una volta che la malattia è avanzata nello stato severo, dove ogni cura per guarire dalle complicanze è vana.

Sì, perché la cura ad oggi NON esiste. Né precoce né tardiva.

Esiste solo la prevenzione. I pazienti, il più delle volte, muoiono con il controllo Covid NEGATIVO (il tampone), indicativo che il sistema immunitario è stato capace di eliminare il virus, con tutti gli anticorpi del caso.

Perché ci sono soggetti che muoiono allora? Perché hanno un organismo indebolito dalle complicanze severe dovute dalla propria risposta infiammatoria individuale, il burst citochinico, e magari perché si sono anche riempiti di trombi infiammatori a livello polmonare e non riescono a respirare. E a questo magari si associata la polmonite batterica su quella virale, difficile da curare, perché il sistema immunitario è “stanco”. Abbiamo individuato i soggetti a rischio (obesi, ipertesi, diabetici) ma purtroppo, a volte, c’è anche qualche soggetto completamente sano, insospettabile, specie dai 50 anni in su, che alla fine, purtroppo, ci ha lasciato le penne. Quella volta non si era potuta fare PREVENZIONE, non si era potuto vaccinare e il suo organismo ha risposto in maniera esagerata. Ad oggi, non c’è modo per capire chi peggiorerà e chi no, a volte anche nel giro di pochi giorni (o perfino ore) dall’inizio dei sintomi.

Pensare anche che il virus un giorno diventerà “buono” e che non ci farà più del male è pericoloso, nonché sbagliato. Perché il virus ha la capacità di diffondersi tra gli individui proprio durante le fasi iniziali della malattia, quando il soggetto è asintomatico (e non sa nemmeno di essere portatore) o quando è lievemente malato e magari va in giro o al lavoro. Immaginate adesso con la variante delta, il 60% più contagiosa di quella alfa (ex-inglese) che era il 60% più contagiosa di quella originale. Per questo bisogna agire ora, tempestivamente e non lasciarsi abbindolare da falsi miti. Bisogna vaccinare e non aspettare di essere curati a casa, anche se precocemente.

Peraltro in certe situazioni è anche difficile gestire certe terapie a domicilio. Certi farmaci non sono scevri di effetti collaterali (anche se costano 2 euro): vedi l’iperglicemia data dai cortisonici. Il buon medico lo sa ed è attento, perché ha una visione completa del paziente della sua complessità clinica. Il paziente scettico, laureatosi all’UNIFB con patente nautica di navigazione su Google non oltre le 12 righe, non lo sa e crede che le cure domiciliari siano le vere cure contro il covid. Le sponsorizza dove può, compra le magliette con il logo e magari fa anche una donazione. Può anche donare i propri soldi a chi vuole, non entro nel merito, ma purtroppo molti di questi non fanno altro che perdere le loro giornate insultando chi difende l’interesse di tutti: la SALUTE PUBBLICA. Questa è il vero interesse del medico. Ed è il modo per poter tornare a respirare liberi, senza paure.

Ps: anche io che scrivo il post, da medico rianimatore, ho consigliato le “cure domiciliari” (a modo mio) ad un amico che lamentava tanta tosse, febbre e stanchezza, informandolo comunque che quelle non sarebbero state le cure con successo al 100% e che bisognava tenere d’occhio la situazione. Alla fine il mio amico, dopo essere guarito, mi ha confidato un segreto: “Wee alla fine non ho preso nulla, è passato tutto con il paracetamolo”.

Alla faccia delle terapie domiciliari.

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Cure domiciliari precoci: The last recommendation

Se volete proprio affidarvi a chi starnazza nelle piazze o vaneggia sui social l’esistenza di procolli domiciliari precoci anticovid dovete sapere che:

1) L’uso degli antibiotici nelle malattie virali è scorretto. Nel caso del covid potrebbe essere anche rischioso, perché porta ad alterazioni del microbiota intestinale con conseguente alterazione della risposta immunitaria. Per non parlare poi dell’eventuale insorgenza di batteri multiresistenti, di cui l’Italia è maglia nera in Europa, insieme alla Grecia (e in questo caso non è da farsi un vanto).

2) L’uso di corticosteroidi sistemici nei pazienti che non hanno bisogno di ossigeno è associato a maggior rischio di mortalità.

🔎 The RECOVERY Collaborative Group , Horby, P, Lim, WS, et al. Dexamethasone in hospitalized patients with Covid-19. N Engl J Med 2021; 384: 693–704.

3) L’uso di anticoagulanti e antiaggreganti nel covid lieve non è associato a benefici clinici ma espone il paziente a maggior rischio di sanguinamento spontaneo.

🔎 Incidence of thromboembolism in patients with COVID-19: a systematic review and meta-analysis. Thromb J 2020; 18: 34.

4) L’uso dell’idrossiclorochina con o senza azitromicina aumenta il rischio di mortalità dell’11% (2 – 20%) per eventi cardiovascolari.

🔎https://www.thelancet.com/…/PIIS2213-2600(21…/fulltext

5) L’uso improprio e non necessario di inibitori di pompa protonica (es. omeprazolo) può alterare la linea di difesa primaria data dal ph gastrico e favorire l’ingresso del covid a livello gastrointestinale.

🔎 Increased risk of COVID-19 among users of proton pump inhibitors. Am J Gastroenterol 2020; 115: 1707–1715.

6) L’assunzione di vitamine ed integratori non è associato a risultati migliori. Il loro uso potrebbe dare al paziente solo un falso senso di sicurezza senza reali benefici clinici. A beneficiarne saranno solo le aziende farmaceutiche e ShitPharma, a spese del paziente (gli integratori hanno un bel costo). Vale anche per l’Ivermectina.

🔎 ESPEN expert statements and practical guidance for nutritional management of individuals with SARS-CoV-2 infection. Clin Nutr 2020

7) NON esistono medici “autorizzati” alla somministrazione di terapie domiciliari precoci. Le raccomandazioni sull’uso dei farmaci sono già esistenti e consultabili sul sito dell’AIFA e li può usare qualsiasi medico iscritto all’Ordine – link:🔎https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1269602/IT_Raccomandazioni_AIFA_gestione_domiciliare_COVID-19_Vers.2-Agg._26.04.2021.pdf&ved=2ahUKEwi_2vWq6YHyAhVZgP0HHdg3C_IQFjAAegQIBBAC&usg=AOvVaw0eFlX6QkLONq6ekw0sEw7k

8) Risultati e limiti dello studio sulle cure domiciliari precoci🔎https://www.thelancet.com/…/PIIS2589-5370(21…/fulltext

🔴 Endopoint primario: tempo di risoluzione dei sintomi del covid. RISULTATO: i pazienti trattati con l’algoritmo cure domiciliari hanno avuto un decorso più lungo di 4 giorni (18 gruppo algoritmo cure domiciliari vs 14 gruppo controllo)

🔴 Endopoint secondario: riduzione dei ricoveri. Risultato: riduzione del 90% con le cure domiciliari precoci.

🔴 Limiti dello studio: 1.Campione troppo piccolo (90 gruppo terapie precoci, 90 gruppo “vigile attesa”, tot. 180 partecipanti), media dei ricoveri dei due gruppi pari a 8 (2 gruppo cure domiciliari + 14 gruppo controllo) esattamente uguale alla percentuale riportata in Italia del 4.5% (provate a fare il 4.5% di 180). Ricordo però che stiamo parlando di un campione piccolo. 2.Sintomo dispnea troppo sbilanciato nel gruppo di controllo (18 gruppo terapie domiciliari vs 33 gruppo controllo). 3. Analisi basata sull’intention to treat, ossia sugli intenti iniziali di trattamento e non sui trattamenti effettivamente somministrati.

Fonte Wikipedia: “In questo modo vengono considerati tutti i pazienti trattati, compresi anche quelli che hanno abbandonato l’esperimento e non solo quelli che hanno concluso lo studio. Per esempio se delle persone con delle specifiche caratteristiche sistematiche abbandonano l’esperimento con una probabilità più alta, anche un trattamento totalmente inefficiente all’apparenza potrebbe risultare efficace se uno comparasse solo le condizioni pre e post trattamento delle sole persone che hanno concluso l’esperimento (ignorando quei partecipanti che hanno abbandonato lo studio)”.

Per gli appassionati di statistica ed epidemiologia ulteriore approfondimento al link: 🔎https://repo.epiprev.it/…/un-algoritmo-terapeutico…/

9) diffidate da chi millanta risultati del 100% tra i propri pazienti guariti, è pubblicità ingannevole (ovvio, se si considerano solo i guariti e non chi è stato ricoverato, abbiamo il 100% di successo!!)

10) Affidatevi solo a professionisti sanitari seri. Un importante fattore di rischio per l’evoluzione del Covid19 in forma severa è dato dai “professionisti sanitari” che non sanno comprendere le informazioni scientifiche e di queste ne fanno un uso scorretto.

Regola numero 1 del medico: Primum non nocere

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Credit immagini: KeepcalmAndPosters.com

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