Archivi categoria: Aristotele

philía – φιλìά

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«Per Socrate, come per i suoi concittadini, la doxa era la formulazione discorsiva del dokei moi, di ciò che “mi pare” [appears to me]. Questa doxa non riguardava quel che Aristotele avrebbe chiamato eikos, il probabile, i molti verisimilia (distinti per un verso dall’unum verum, l’unica verità, e, per altro, dalle falsità infinite, i falsa infinita), ma riguardava la comprensione del mondo così come “si apre a me”. Non era fantasia soggettiva e puro arbitrio, ma neanche qualcosa di assoluto e valido per tutti. L’assunto è che il mondo si apre in modo diverso per ogni essere umano, a seconda della posizione che ciascuno occupa in esso. La “medesimezza” del mondo, il suo essere-in-comune (koinon, come avrebbero detto i Greci: comune a tutti), ovvero la sua “obiettività” (come diremmo noi, nella prospettiva soggettivistica della filosofia moderna), risiede nel fatto che lo stesso mondo si apre a ognuno, e che, malgrado tutte le differenze tra gli uomini e tra le loro posizioni nel mondo, e di conseguenza tra le loro doxai, “io e te, entrambi, siamo umani”».
[Hannah Arendt, Socrate, Raffaello Cortina Editore; pagg. 25-40]
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come si genera l’individuo?

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Appartenenza, accoglimento, riconoscimento e confronto, sono i trascendentali che rampollano dalla radicale, ontologica, relazione a cui gli individui, lungi dall’essere gli atomi primi fondatori della società che empirismo e liberismo pensano, sono da sempre consegnati; e che accompagnano la storia appassionante, dolorosa e complessa dell’umanità entro cui emerge come questione economica fondamentale, quella del «resto».
Non è pensabile lo scambio, essenza stessa dell’economico, senza resto; e il primo resto, fa notare Sini, è il corpo stesso che si staglia come primo oggetto, e che si fa, nel commercio sessuale, primo oggetto di scambio in vista della «vita eterna», attraverso la procreazione.
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tutti insieme appassionatamente

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“Il malinteso è il misconoscimento di un impalpabile, imponderabile, indimostrabile non-so-che che possiamo trascurare senza per questo contravvenire a leggi scritte … Nell’ambito delle leggi non scritte, in cui tutto dipende dalla sfumatura dell’interpretazione, in cui ciò che solo importa è la valutazione morale, il malinteso è l’equivoco fondato, l’errore pneumatico che punisce la sordità pneumatica. Chiamiamolo misaudizione. Il non-so-che è questo stesso misinteso atmosferico, questo indefinibile principio dell’errore-di-spirito! In questo ambito l’orecchio dell’anima è l’unico responsabile, dato che la sfumatura qualitativa è l’unica cosa che conta.”

[Vladimir Jankélevitch, da “Il non-so-che e il quasi-niente”, ed. piccola biblioteca Einaudi- 2011; il Malinteso, cap.I, “Varietà del malinteso”, pagg. 302-325]

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la prima radice – lato B

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…. vedete bene che, come è successo che per poter estrarre le informazioni genetiche relative alla cucciola di “ominino” sia stato necessario disporre di almeno qualche milligrammo di materia proveniente da un dito mignolo, sarà allo stesso modo necessario che anche le informazioni relative ad un qualsiasi ipotetico lustro virtuale, possa conservarsi in qualche frammento di materia, simil plastica o meno. Ergo: non esiste nulla senza un corpo che lo contiene. O che lo tenga insieme.

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tingere i grigi di rosa?

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La mente è, in qualche modo, tutte le cose
(psyché ta ònta pos éstin)
Aristotele, De anima, III, 431b

Ho cercato un piccolo rimedio, oggi, un po’ di rosa per ricordare i giorni più chiari, cirri nembi, cieli leggeri, e so bene che non sarà utile a disperdere le nubi pesanti che incombono e travolgono le nostre fragili vite in balia delle forze della natura, che non sempre è possibile controllare. Così come il non fatto, o il mal fatto umano, o il non fatto ancora o per tempo …
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