Archivi categoria: bambini

incrociare lo sguardo

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Incrociare lo sguardo –
questo tremolio di raggio,
che ti trafigge fino a baratri ignoti
dentro di te,
affogati nell’attesa … [Blaga Dimitrova]

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ghiaccio

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si spacca la brocca d’acqua
– stanotte ha gelato –
mi desta

[Matsuo Basho]
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l’ira funesta d’Achillea

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Dove si trovano le parole? Si trovano nella testa? nel cuore? o dove? Prima di uscir fuori dalla bocca e andarsene in giro fino a entrare nelle orecchie dei bambini?

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il piacere di perdonare

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… li ho visti solo un attimo oggi mentre facevo la curva, e mi è parso di vederla sorridere.
In quel momento stavo pensando a tutt’altro. Ero lì su quella curva e li vedevo mentre pensavo che oltre al piacere di condannare c’è il piacere di perdonare, e se non ci fosse sarebbe un guaio in sovrappiù, soprattutto nel caso non ci sia effettivamente nulla di che, o quasi. E che sì, insomma, è un sollievo quando scopri che, ad esempio, non è stato che un malinteso, o una serie di sciocche coincidenze. A voi non è mai capitato? A me sì.

Diversamente, non dev’essere così facile. Ma non so se sia più o meno facile perdonare il destino, o il caso. Con chi te la puoi prendere allora? E chi puoi smettere di odiare? Te stesso, o la serie di coincidenze da niente che in un attimo ti hanno stravolto la vita?
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… sono i bambini a sostenere il mondo

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Forse sono i bambini a sostenere il mondo
e gli animali, forse sono i cuccioli d’ogni specie.
C’è tanta gioia dentro quei corpi piccoli
tanta di quella preghiera, forse sono i bambini
i fiori l’acqua, le cose fatte da due mani,
la quiete di una casa, robe di niente …

[Mariangela Gualtieri, da “Fuoco centrale”]

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my name is …

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Si dice che il nome proprio sia molto importante – oppure è soltanto un attributo del soggetto, il quale a sua volta non è che un attributo di un oggetto, direbbe qualcuno. D’altro canto, così come non potremmo indicare nessuna cosa senza darle un nome, sappiamo che il nome non è la cosa che viene indicata. Ma a parte il detto che ognuno se lo dovrà tenere per tutta la vita, ogni nome proprio sta ad indicare l’unicità e irripetibilità del soggetto vivente, della persona. La “indica” soltanto, però, come ci fosse un grosso dito indice puntato sopra, anche se la questione – chi sono? chi sei? – rimane aperta. Ed è proprio la questione, perché anche se non lo dice, anche se non lo chiede, anche se tace, ogni soggetto chiede di esistere di per sé, in relazione agli altri soggetti, e in relazione al mondo. Anche un gatto se parlasse chiederebbe la stessa semplice cosa – e lo fa, a suo modo. Lasciami libero di essere, chiede. Domanda che nello specifico della condizione umana rimanda ad essere liberi di scegliere, di pensare, di autodeterminarsi, liberi anche di sbagliare, di provare e riprovare, di sentire e amare …

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Astrea

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Ciò che più di tutto ricordo è la luce di quei giorni di luglio, il sole, la sabbia bianca delle dune, l’accampamento tra i ginepri, i bagni all’alba, quando l’acqua era limpida e calma, se non c’era vento. E la ricerca tra i sassi di quei piccoli occhi di santa lucia, minuscoli e di forma ellittica, che si diramano dal cuore, a spirale. E vanno …

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attesa

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Ciò che non mi aspetta – quando torno – non è buono per me. E viceversa, ciò che non so aspettare, non vale niente per la mia – tua, nostra – vita.

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mikado

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Splendido gioco il Mikado. Molto educativo.
Lo conoscete, immagino. Si lasciano cadere dei bastoncini stretti insieme aprendo di colpo la mano – come molto spesso accadono o cadono le cose; che dopo se ne stanno lì, ferme e ingarbugliate, oggetti, cose o bastoncini – e con calma se ne toglie dal mucchio uno alla volta sfilandolo piano piano, facendo attenzione a non smuovere quelli accanto, anche se si sfiorano e strusciano uno sull’altro. L’essenziale è che ci sia silenzio, e poco vento – non là fuori, ma dentro …

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la rosa ritrovata

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come la rosa
trattiene il profumo
dentro la stanza

C’era una casa bianca col tetto rosso, sul fianco della collina; e davanti un ampio spazio di prato con un sentiero che dalla porta scendeva attraverso il bosco fino al paese. Nella piccola casa con due stanze – una per il giorno e l’altra per la notte, un bagno e la cucina – vi abitava una ragazza, né piccola né grande, soltanto media, coi capelli ricci e gli occhi verdi velati di fumo …

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una smodata predilezione per i coleotteri

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… ho cercato di leggere il libro di Pievani, “La vita inaspettata”, un libro molto bello. Ma dopo aver ciondolato malamente per qualche tempo sui primi capitoli, ieri sera mi sono decisa e sono saltata alla parte filosofica che non fa che snocciolare e rafforzare quello che il (mio) senso comune, accomunato però da altre letture e riflessioni, aveva già afferrato. Difatti, non era Aristotele a dire che possiamo conoscere solo quello che già sappiamo?
Ma se vogliamo andare al sodo, penso che al di là di ogni evidenza, se qualcuno è affezionato al finalismo, e non può sopportare l’idea che il mondo come lo conosciamo si sia prodotto da fatti contingenti e accidentali, continuerà a trovare un modo per corroborare le proprie preferenze sentimentali e cullarsele teneramente fino alla fine. Non so che genere di consolazione possa produrre pensare che l’universo e la natura rispondano ad una necessità di ordine divino, oppure che un progetto intelligente regoli l’andamento di mutamenti che compaiono di volta in volta in forma bizzarra e strampalata … non so … dovremmo chiederlo a chi lo crede.
D’altronde anche “ il credere”, come ammette anche Pievani, è uno dei bisogni umani. Il problema, semmai – ed è da un po’ che ribatto su questo tasto – è in “cosa” conviene credere …

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niente di meno

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Domenica mattina. Mi sono svegliata pensando alle donne della mia vita – ma a dire il vero è da qualche tempo che ci penso, un po’ come ora guardo dal punto in cui mi trovo, l’albero che sta qui fuori dalla finestra del mio soggiorno. E poco dopo al telefono mia figlia mi chiede di fare una classifica dei giorni più belli che abbiamo vissuto – la mania classificatoria non risparmia neppure lei, ma questo è quanto, a quanto pare – e mi propone il suo ricordo dell’ultima nuotata che avevamo fatto insieme quest’estate al mare, fino al largo, fino al punto e il momento imprecisato in cui abbiamo deciso di tornare a riva …
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stone – storie di sassi

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Chi di noi non ha passato pomeriggi a gettare sassi nei fiumi nei laghi negli stagni, facendoli saltellare leggeri sulla superficie a specchio su traiettorie rette o curvilinee, finché il moto si esaurisce e plof, cascano dolcemente nell’acqua? Anche lì il trucco è scegliere quelli giusti, sottili e piatti. Ma non basta: lo scatto del braccio dev’essere deciso, senza tentennamenti e tremolii .. Continua a leggere

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come d’abitudine

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Sovente …
negli incerti pomeriggi estivi, quando i bambini del mio rione erano sulla strada a giocare i loro giochi un po’ violenti dai quali non mi dispiaceva sentirmi esclusa, mi ritiravo nel salotto buono, sempre in penombra con le finestre appena accostate e le tende che si sollevavano leggere ad ogni soffio di vento. Lì trascorrevo ore con un grosso tomo di geografia sulle ginocchia. Interminabili ore, sfogliando quelle pagine ricche delle immagini più varie dal mondo, sfogliando e sognando, soffermandomi ogni volta sul risvolto di copertina costellato di figure umane che indossavano i più vari e variopinti costumi – piccole figure fluttuanti s’uno sfondo verde bottiglia.
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rossodorato

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Rieccomi di nuovo a casa. È stato un viaggio breve e veloce, più di ottocento chilometri in solo tre giorni, avanti e indietro attraverso questa Italia frastagliata di paesi, strade di terra e asfalto, cemento case ponti colline e pianure, campi verdi e arati, alberi spogli cipressi e siepi, cieli azzurri o grigi cupi e pesanti, luci ed ombre. Specchi d’acqua a fiumi e canali sino al mare.
Sono ancora lì sulla quella spiaggia, davanti a questo mare, con l’odore che penetra nelle narici e mi rimane in testa salato, pungente afrore. Freddo fruscio che mi assale e scoppia dentro a bolle, decine centinaia milioni di bolle. Molecole d’aria imprigionate in micro pellicole d’acqua scoppiettano crepitando nel lento susseguirsi delle onde. Che strusciano, anche ora interminabilmente strusciano accarezzando la rena come lingue ribollenti di lava. Davanti a questo verde veronese opaco in primo piano sul quale spiccano le bianche spumeggianti in file di cinque o sette o nove, non le ho contate – non mi son data la pena – e sfuma sullo sfondo mescolandosi al cobalto fino alla linea orizzontale dove si stacca lieve dal ceruleo cielo velato d’inconsistenti nuvole sfilacciate nel vento. Continua a leggere

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