Archivi categoria: cose

la sciarpa, il bicchiere, il vasetto, il fiore

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Tutti noi facciamo distinzioni e classificazioni di continuo. Il linguaggio, insieme alla logica, è lo strumento per definire, distinguere, separare le cose le une dalle altre. A livello elementare serve per non fare confusione: per mettersi d’accordo che se una cosa è nera, è pressapoco nera; se è bianca, è bianca – più o meno. Che se è una tazza non è un bicchiere e se è carne non è pesce e via dicendo. E che nessuna cosa può essere identica al suo contrario; e a meno di voler sfidare il principio di non-contraddizione non potremmo scendere una scala per andare verso l’alto, o accendere un fuoco per fare il ghiaccio. In poesia forse è concesso, nella realtà sarebbe da verificare.
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un gran pandemonio

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«Ogni cosa è ciò che è perché lo è diventato»
[D’Arcy Thompson, 1917]
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… sono i bambini a sostenere il mondo

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Forse sono i bambini a sostenere il mondo
e gli animali, forse sono i cuccioli d’ogni specie.
C’è tanta gioia dentro quei corpi piccoli
tanta di quella preghiera, forse sono i bambini
i fiori l’acqua, le cose fatte da due mani,
la quiete di una casa, robe di niente …

[Mariangela Gualtieri, da “Fuoco centrale”]

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le cose belle e buone, utili e non dannose

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Non sempre corro a rispondere al telefono. A volte lo lascio suonare suonare suonare e non rispondo affatto. Per fortuna alla festa della mamma, o giù di lì, oltre ad un suo vecchio cellulare Ampy mi ha rifilato un telefono cordless che non le serviva più. È rimasto sul divano per una settimana, ma poi quando è tornata da Berlino l’ha collegato alle prese e l’ha programmato. Così che ora quando suona riproduce a grandi linee l’Inno alla gioia di Beethoven. Se Beethoven sapesse in quali modi ora usiamo la musica che Dio stesso gli suggeriva, anche se non la sentiva con le orecchie sue, non so come la prenderebbe. Forse male, o non troppo bene – chissà. Dicono avesse un caratteraccio.
Ma certo quando suona il telefono adesso mi irrita un po’ di meno. È più piacevole sentirlo suonare suonare suonare. E lo lascio suonare.
Come ieri mattina.
Ma non passa molto ed ecco che arriva.
– Hai sentito? – grida entrando.
– Cosa?
– Il terremoto!

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mikado

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Splendido gioco il Mikado. Molto educativo.
Lo conoscete, immagino. Si lasciano cadere dei bastoncini stretti insieme aprendo di colpo la mano – come molto spesso accadono o cadono le cose; che dopo se ne stanno lì, ferme e ingarbugliate, oggetti, cose o bastoncini – e con calma se ne toglie dal mucchio uno alla volta sfilandolo piano piano, facendo attenzione a non smuovere quelli accanto, anche se si sfiorano e strusciano uno sull’altro. L’essenziale è che ci sia silenzio, e poco vento – non là fuori, ma dentro …

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élenchos – infinito femminile

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Blocco numero 2. La parola “élenchos” significa “confutazione” (significa anche “argomento”, ma nel senso di “argomento a confutazione”). E’ una parola che compare raramente nella nostra storia. Platone nel Sofista usa l’élenchos, la confutazione, per mostrare come non ci si possa liberare dal senso del nulla, poiché ciò che si intende negare – il nulla – è il fondamento di ciò che si afferma. O là, come in Aristotele nel IV libro della Metafisica, dove si mostra l’impossibilità di negare la bebaiotàte arché, il principio firmissimum, perché è impossibile trovarsi in errore intorno al fondamento della verità, poiché la negazione del principio più saldo di tutti non può esistere – sarebbe la follia estrema.
Ma c’è un altro luogo dove compare l’élenchos: è un passo del Vangelo, dove l’apostolo Paolo (San Paolo, Lettera agli ebrei, 11,1-2), definisce la fede dicendo che la fede è élenchos mé blepoménon (traduzione latina: argumentum non apparentium, ossia l’argomento delle cose che non si vedono), e confuta i negatori della fede affermando che quei non apparentia, gli eué blepòmena, gli invisibili, sono affermati dalla volontà stessa che le cose stiano così e non in altro modo.

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tingere i grigi di rosa?

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La mente è, in qualche modo, tutte le cose
(psyché ta ònta pos éstin)
Aristotele, De anima, III, 431b

Ho cercato un piccolo rimedio, oggi, un po’ di rosa per ricordare i giorni più chiari, cirri nembi, cieli leggeri, e so bene che non sarà utile a disperdere le nubi pesanti che incombono e travolgono le nostre fragili vite in balia delle forze della natura, che non sempre è possibile controllare. Così come il non fatto, o il mal fatto umano, o il non fatto ancora o per tempo …
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