Archivi categoria: credenze

obiettivi e visioni

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«Quando distinguo gli obiettivi dalle visioni faccio appello ad una distinzione pratica più che di principio, anche perché ciò che davvero conta nelle vicende umane è il punto di vista pratico, essendo quello teorico di per sé troppo fragile per sostenerne il peso.
Con il termine «visione» intendo l’idea di una società futura che animi ciò che effettivamente facciamo, una società in cui voglia voler vivere ogni individuo onesto. Con «obiettivi», mi riferisco invece alle scelte e ai compiti che sono alla nostra portata e che, in un modo o nell’altro, magari facendoci guidare da visioni remote e confuse, cercheremo di perseguire».
[Noam Chomsky, Anarchia. Idee per l’umanità liberata; cap. XIII, Obiettivi e visioni] Continua a leggere

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miseria ladra

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Finché la legge non sarà cambiata in modo radicale, finché non cambieranno i rapporti di potere, continueremo a re-stare nella medesima condizione miserrima che nel corso dei decenni è stata modificata leggermente di forma, ma non di sostanza. Finché la legge è forte con i deboli, e debole con i forti, non cambia. Continua a leggere

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what does your dad do?

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«Se comprendere ammette gradi, […] allora, dal momento che comprendere è la condizione del credere, anche credere deve ammettere gradi. »
[Daniel Dennet, Strumenti per pensare. Cortina editore (2014) pag. 72]
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settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantatre divinità dello shinto

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«Sono otto milioni le divinità dello Shinto
che viaggiano per la terra, segrete.
Queste modeste divinità ci toccano,
ci toccano e ci lasciano.»

J. L. Borges da “La cifra”

Borges ci descrive il suo personale elenco delle cose divine che lo hanno sfiorato, e se non erro lui si è accontentato di registrarne 17 (le ho contate). Questo vuol dire che ha lasciato a noi le restanti settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantre divinità dello Shinto da scovare.
Credo che possano bastare – anzi avanzano (piano piano).

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etica, relativismo e “cum-scientia” musicale

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C’è un articolo di Dario Antiseri sul quale non ho meditato abbastanza a lungo la scorsa primavera.
In realtà in un primo tempo l’avevo letto in fretta e in modo superficiale, e forse mi ero un po’ indignata per la sintesi espressa dal titolo «Non esiste un principio etico razionale che valga più di altri» – anche perchè sappiamo come buona parte dei lettori sia abituata a leggere soltanto i titoli, che nella fattispecie mi sembrava trarre in inganno e dare l’impressione che sia possibile giustificare qualsiasi scelta etica.
Ma non è esattamente così: è un testo pregevole e, al di là del titolo e delle considerazioni finali indirizzate ai cristiani che potrebbero risultare poco rilevanti per i non-cristiani, ritengo valga la pena non solo di rileggerlo, ma di considerarlo come lo sfondo comune che può essere condiviso dalle parti che, nei vari campi – vuoi politico, economico, scientifico o religioso – abbiano opinioni diverse e contrastanti.
Lo sfondo: ossia la conditio sine qua non sarebbe possibile alcun dialogo e condivisione di responsabilità nella ricostruzione di un futuro comune accettabile e decente.
Parole altisonanti, lo so. D’altra parte è necessario accordare prima gli strumenti se si desidera che poi gli strumenti diffondano musica intonata e non troppo discordante …

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selvaggio a chi?

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… gli Inglesi e gli uomini di Tanna sono come la carta e l’inchiostro. Gli inglesi, poiché sono bianchi, sono la carta; e gli uomini di Tanna, che sono neri, sono l’inchiostro.

“Noi siamo l’inchiostro e voi la carta. E quando l’inchiostro finirà sulla carta, si scriverà una storia che salverà il mondo”.

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istruzioni per (non) credere in chi crede

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L’idea di dio è antichissima, e non ci piove, ma sarei più portata a chiedermi come è nata, come si è evoluta o involuta nel corso della storia e nelle varie culture umane; come si è imposta, quali danni ha provocato, o quali vantaggi ha portato all’umanità. Ma anche come e perché la psiche umana ha creato l’idea di dio. Perché ha ad un certo punto ha avuto bisogno di creare soprattutto un dio – e uno solo. Che tutto sommato era più folcloristica l’allegra combriccola degli dei pagani – a mio parere. Più innocua e pluralista. Come i maestri o professori multipli, che se con uno non ci vai d’accordo, può andar meglio con un altro, e così sia …
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