Archivi categoria: danaro

la cosiddetta accumulazione originaria

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Tantae molis erat il partorire le « eterne leggi di natura » del modo di produzione capitalistico, il condurre a termine il processo di separazione dei lavoratori dalle condizioni di lavoro, il trasformare a un polo i mezzi di produzione e di sostentamento sociale in capitale e al polo opposto il trasformare le masse in operai salariati, in liberi « poveri industriosi », questo capolavoro d’arte della storia moderna.
Se il denaro, come afferma Augier, « viene al mondo con una naturale voglia di sangue sul volto », il capitale, dalla testa ai piedi, vi viene grondando sangue e sudiciume da tutti i pori .
[Il Capitale – libro I, cap. 24, La cosiddetta accumulazione originaria – Newton Compton Editori, 1976]

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merci … beaucoup

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“La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, appare come una «immensa raccolta di merci» e la singola merce appare come una forma elementare. (…)
La merce è prima di tutto un oggetto esterno, una cosa che per mezzo delle sue proprietà soddisfa bisogni umani di qualsiasi specie. La natura di tali bisogni, p. es. che derivano dallo stomaco o dalla fantasia, non fa alcuna differenza. * Qui non si tratta neanche di come la cosa soddisfi il bisogno umano, se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di piacere, oppure indirettamente, come mezzo di produzione.
Ogni cosa utile, come il ferro, la carta, ecc., si deve esaminare da un duplice punto di vista, secondo la qualità e quantità. Ciascuna di queste cose è un insieme di molte qualità e quindi può riuscire utile sotto aspetti diversi. È compito delle storia scoprire questi diversi aspetti e quindi i diversi molteplici modi di uso delle cose, come anche la scoperta di misure sociali per la quantità delle cose utili.” [Marx, Il capitale, Libro I, cap. I

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it could be worse

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La storia procede nel corso tracciato a fondo negli anni, e di fatto quello che vediamo accadere oggi non è iniziato né ieri né l’altro ieri.
Per modificare il corso di un fiume, a voler tentare l’impresa, non sarà cosa facile e non basteranno pochi mesi né pochi decenni.
Ma, quando faticosamente ne risali il corso a ricercare i punti esatti dove le scuole si divaricano, trovi dei bei concetti sfuggenti, che cambiano aspetto a seconda di come li si guarda, tipo la questione del valore, o del denaro, dalle quali così tanto “discende”.. e subito, pare intervengano “interessi e scopi”, a delimitare “opportunamente” lo sguardo …

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le solite orecchie da mercante

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… sarebbe più esatto ammettere, come direbbe Esposito, che i fedeli del sistema finanziario e capitalistico non riescono mai a “sporgersi” al di fuori, nemmeno con l’immaginazione. Quando invece è solo immaginando un nuovo mondo e un nuovo sistema di regole, che si può sperare almeno di iniziare a cambiare un mondo che, così com’è, ci tiranneggia e non ci sta bene. Non c’è mai stato bene, beninteso, non soltanto adesso che la crisi sta imperversando gravemente, e che ci tocca da vicino. Non c’è mai andato bene: sia chiaro.

La cosa che più di tutto mi sconcerta, è che qualcuno creda che il mondo così com’è proceda ineluttabilmente seguendo modalità e leggi sue proprie, come fossero altrettante leggi naturali, e non invece leggi e modalità create dagli uomini. Perché se fossero create dagli uomini si potrebbero cambiare. Non vi pare? E invece No. Esattamente come non si possono cambiare le leggi divine, non si possono cambiare le leggi del dio denaro. Ma questo è spudoratamente falso! Non si “vogliono” cambiare, questo sarebbe il dire esatto ….

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e se io fossi chaplin?

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“Penso che la verità – quella che possiamo raggiungere – non possa essere rivelata, bensì debba essere scoperta come un cristallo in miniera, scavando con le mani e togliendo la terra, strato dopo strato, per portare alla luce qualcosa che senza di noi non avrebbe avuto alcun valore”.

[tratto dal blog “Precariementi” di Luca Giudici ]

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SOS – pianeta terra

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“Niente può giustificare la fame: il pianeta cela risorse in sovrabbondanza, tali da soddisfare i bisogni di tutti i suoi figli. (Pierre Rabhi)

Che il pianeta celi riserve in sovrabbondanza, ovviamente ancora prima di Pierre Rabhi se ne è accorta la finanza mondiale, soprattutto a partire dall’ultima crisi finanziaria del 2008.
Il meccanismo del cibo legato al prezzo del petrolio ha innescato conseguenze catastrofiche che non si riducono (per modo di dire) soltanto al costo dei cereali e alle “silenziose” crisi alimentari, “casualmente” esplose in concomitanza con le crisi finanziarie, sia nel 2008 che all’inizio del 2011. Le crisi, alimentari nei paesi poveri e finanziarie in quelli ricchi, è palese che sono due diversi aspetti di una stessa medaglia, e se qui attualmente aggrediscono il nostro debito pubblico e ci mettono in ginocchio, nei paesi in via di sviluppo costringono milioni di persone alla fame: 44 milioni in più, le previsioni denunciate dall’ONU e dalla stessa Banca Mondiale all’inizio di quest’anno. E anche secondo i dati della Fida (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) per ogni aumento dell’1% delle derrate alimentari di base, 16 milioni di persone in più si ritrovano in una situazione di precarietà alimentare.
Il panorama è abbastanza spaventoso, ma c’è di più. Continua a leggere

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in-civiltà in combustione

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o fuliggine
o polvere da sparo
falangi nere

Qualche volta mi capita di comporre degli haiku, anche se sarebbe più esatto dire che vanno a comporsi da soli, come una sintesi di sensazioni che si concentrano in tre versi di 5 – 7- 5 sillabe, 17 in tutto. In esergo l’ultimo haiku, della scorsa settimana, che però faccio fatica ad accettare: l’immagine poetica è tetra, e a ben vedere fa persino raccapriccio. No, non può essere, non mi piace – mi dico – anche se purtroppo è abbastanza consono ai tempi che corrono. Motivo per cui questo haiku potrebbe essere persino profetico – se credessi nelle profezie, cosa a cui non credo.
Nelle contingenze, invece, su queste faccio un po’ più di affidamento, soprattutto se balzano agli occhi in tutta la loro evidenza. E, come suggerisce l’immagine evocata, è evidente che a furia di giocare con polveri nere e accendere fuochi, abbiamo un po’ tutti – chi più e chi meno – le mani sporche. Anche se non lo sappiamo. Anche se non ne siamo coscienti.

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