Archivi categoria: dolore

tre casi più uno

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Sembra che la morte e la vita abbiano porte strette, come vasi comunicanti. Entrambi questi eventi sono circondati da un alone di sacralità che può essere percepito soltanto da chi vi è immerso e da chi è e vi è vicino. Come una cartina al tornasole riesce ad indicare senza ombra di dubbio ciò che è acido o basico, ciò che è sacro o profano, e non sbaglia, mi spiace. Ma come dicevo, è raro che possa essere compreso e sentito da chi ne è al di fuori… Continua a leggere

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una buona notizia

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[…] mi ha sempre incuriosito e affascinato questo desiderio umano molto umano, che la morte possa essere sconfitta, che “la morte non ci sia più”. Sconfiggere la morte, che sembra rappresentare l’apice del male, è un’idea messianica molto potente. In ogni parte del globo, in ogni epoca, tramandata da svariate religioni e filosofie, l’immortalità – battendo al fotofinish la mitica “età dell’oro” e il “sol dell’avvenire” – è sempre stata la summa di tutti i desideri umani […]
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il giorno dopo

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In tutti gli eventi di questo tipo il denominatore comune è l’odio – lo sappiamo: l’odio razionalizzato. Vale a dire che a partire da un qualche, magari anche legittimo, sentimento di odio e rancore, qualcuno costruisce un sistema “razionale” che riesce a giustificare la violenza estrema. Sempre che sia una razionalizzazione, e non sia un semplice istinto distruttivo che prevarica ogni razionalizzazione. A quel punto però gli estremi si congiungono, non esistono più distinzioni interne, ma solo esterne, fra “noi e loro”.
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vis activa

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* Non ricordavo di avere in libreria “Genealogia della morale” di Nietzsche. Ieri pomeriggio l’ho ritrovato per caso, e ho fatto quel giochino di aprire il libro e leggere il primo brano che capitava. Questo: «Dimenticare non è una semplice … Continua a leggere

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sul mio forte braccio momentaneamente ferito

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Le malattie, come le crisi, non vengono a caso, ma certo hanno delle cause e danno da pensare. E a volte fanno pensare a cose che apparentemente sembrano c’entrare poco. Ma tant’è.
Una di quelle mattine in cui mi alzavo all’alba spinta più dal dolore che dalla voglia di vivere, mentre con estrema fatica aprivo le persiane per far entrar aria fresca e luce, mi è apparso d’un tratto il braccio della pietà Rondanini – forse per analogia?
Non so perché, ma certo è una delle opere di Michelangelo più enigmatiche, la cui lettura di non ricordo quale critico d’arte, mi aveva profondamente turbato già in età giovanile.
Quel braccio che all’origine è parte dello stesso blocco di pietra, nel corso dell’esecuzione prende un’altra strada, si stacca dal resto, rimane lì appeso e rotto appena sopra il gomito, con la vena che continua a pulsare, in modo che sembra indicare una svolta drammatica nelle vicende di questa s-cultura …
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Yoga e libertà

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Per l’India soltanto ciò che non può aiutare l’uomo a liberarsi dal dolore dell’esistenza ha valore. Si ottenga questa liberazione direttamente con la “conoscenza” – seguendo l’insegnamento del Vedânta o del Sâmkhya – o la si ottenga mediante determinate tecniche – come la pensano lo Yoga e la maggior parte delle scuole buddhiste – nessuna scienza ha valore se non persegue la “salvezza” dell’uomo. La conoscenza in tal modo si trasforma in meditazione, e la metafisica in soteriologia.
E poichè liberarsi è la soluzione all’angoscia e alla disperazione che scaturiscono dalla scoperta della temporalità, matrice di tutti i condizionamenti, non ci si può liberare se non si eliminano i “condizionamenti”.

Il dolore esiste soltanto perchè l’esperienza si riferisce alla personalità umana. Quando si conosce il parusa, il Sè, che è libero, eterno e inattivo, il dolore non è più dolore e nemmeno non-dolore, ma un semplice fatto; “fatto” che pur conservando la struttura sensoria, perde di valore, perde di significato, non ci appartiene più. Così, le dottrine Sâmkhya e Yoga – di fatto – negano il dolore come tale.
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tingere i grigi di rosa?

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La mente è, in qualche modo, tutte le cose
(psyché ta ònta pos éstin)
Aristotele, De anima, III, 431b

Ho cercato un piccolo rimedio, oggi, un po’ di rosa per ricordare i giorni più chiari, cirri nembi, cieli leggeri, e so bene che non sarà utile a disperdere le nubi pesanti che incombono e travolgono le nostre fragili vite in balia delle forze della natura, che non sempre è possibile controllare. Così come il non fatto, o il mal fatto umano, o il non fatto ancora o per tempo …
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