Archivi categoria: economia

a fin di bene

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»Credo che sussista una misteriosa prossimità tra l’epoca attuale e i giorni in cui l’ideologia contemporanea – quella che oggi è definita «neoliberismo» o «razionalismo economico» – veniva forgiata da pensatori come Ricardo, Malthus e altri. La loro missione era mostrare che il popolo non aveva diritti, a prescindere da quanto esso, stoltamente, credeva. Era un fatto addirittura provato dalla «scienza». Il grave errore della cultura pre-capitalistica era stato di pensare che al popolo spettasse di diritto un posto, per quanto miserabile, nella società. La «nuova scienza» dimostrava al contrario che il «diritto alla vita» costituiva semplicemente una fallacia logica. Ci si doveva armare di pazienza per spiegare agli inavveduti che essi non avevano diritti, a parte quello di tentare la fortuna sul mercato«. [Noam Chomsky, Anarchia. Idee per l’umanità liberata. Cap. XIII, Obiettivi e Visioni]
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alienazione vs immaginazione

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Si può ben dire che se esiste un’essenza dell’uomo, è precisamente la nostra capacità di immaginare di averne una. Questo non sarebbe molto lontano dal punto di partenza di Marx: che se c’è qualcosa di essenzialmente umano è la capacità di immaginare cose e portarle in essere (quella che David Graeber chiama immaginazione immanente), e che l’alienazione si verifica quando perdiamo il controllo del processo.

Una volta che smettiamo di pensare all’immaginazione come alla produzione di mondi di fantasia autosufficienti, ma piuttosto la vediamo coinvolta nei processi tramite cui creiamo e conserviamo la realtà, allora è perfettamente sensato vederla come una forza materiale che agisce e dà forma alla realtà; se non altro almeno tanto quanto la violenza.
[David Graeber, Rivoluzione: istruzione per l’uso (Bur) pag. 123]
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usurati dal debito

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… fu questa la grande sciagura sociale dell’antichità – le famiglie si trovavano costrette ad ipotecare il bestiame e le terre e, dopo un po’, persino le mogli e i figli potevano essere richiesti come pegno per i debiti. Spesso gli individui potevano trovarsi costretti ad abbandonare del tutto le città, unendosi a bande semi-nomadi, minacciando di tornare armati e di rovesciare del tutto l’ordine esistente. I governanti conclusero quindi che l’unico modo per prevenire un completo collasso sociale consisteva nel dichiarare bancarotta o “pulire le tavolette”, cancellando tutti i debiti dei consumatori per ricominciare da capo.
Non è un caso che la prima parola che ci è stata tramandata con il significato di “libertà” sia il termine sumerico «amargi» , che stava per “libertà dai debiti” e che in senso letterale significava “ritorno alla madre”: quando veniva dichiarata bancarotta, infatti, tutti i pegni offerti come garanzia del debito potevano “tornare a casa”.

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la cosiddetta accumulazione originaria

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Tantae molis erat il partorire le « eterne leggi di natura » del modo di produzione capitalistico, il condurre a termine il processo di separazione dei lavoratori dalle condizioni di lavoro, il trasformare a un polo i mezzi di produzione e di sostentamento sociale in capitale e al polo opposto il trasformare le masse in operai salariati, in liberi « poveri industriosi », questo capolavoro d’arte della storia moderna.
Se il denaro, come afferma Augier, « viene al mondo con una naturale voglia di sangue sul volto », il capitale, dalla testa ai piedi, vi viene grondando sangue e sudiciume da tutti i pori .
[Il Capitale – libro I, cap. 24, La cosiddetta accumulazione originaria – Newton Compton Editori, 1976]

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merci … beaucoup

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“La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, appare come una «immensa raccolta di merci» e la singola merce appare come una forma elementare. (…)
La merce è prima di tutto un oggetto esterno, una cosa che per mezzo delle sue proprietà soddisfa bisogni umani di qualsiasi specie. La natura di tali bisogni, p. es. che derivano dallo stomaco o dalla fantasia, non fa alcuna differenza. * Qui non si tratta neanche di come la cosa soddisfi il bisogno umano, se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di piacere, oppure indirettamente, come mezzo di produzione.
Ogni cosa utile, come il ferro, la carta, ecc., si deve esaminare da un duplice punto di vista, secondo la qualità e quantità. Ciascuna di queste cose è un insieme di molte qualità e quindi può riuscire utile sotto aspetti diversi. È compito delle storia scoprire questi diversi aspetti e quindi i diversi molteplici modi di uso delle cose, come anche la scoperta di misure sociali per la quantità delle cose utili.” [Marx, Il capitale, Libro I, cap. I

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it could be worse

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La storia procede nel corso tracciato a fondo negli anni, e di fatto quello che vediamo accadere oggi non è iniziato né ieri né l’altro ieri.
Per modificare il corso di un fiume, a voler tentare l’impresa, non sarà cosa facile e non basteranno pochi mesi né pochi decenni.
Ma, quando faticosamente ne risali il corso a ricercare i punti esatti dove le scuole si divaricano, trovi dei bei concetti sfuggenti, che cambiano aspetto a seconda di come li si guarda, tipo la questione del valore, o del denaro, dalle quali così tanto “discende”.. e subito, pare intervengano “interessi e scopi”, a delimitare “opportunamente” lo sguardo …

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per un pugno di riso

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“Negli ultimi cinquanta anni, dal 1950 al 2000, si è verificato un fenomeno privo di qualunque analogia nei rapporti plurimillenari tra la Terra ed i propri abitanti: il numero degli uomini è raddoppiato, la produzione di alimenti essenziali, i cereali, è triplicata.
Analizzando la meccanica del fenomeno si comprende che è stato provocato dalla coincidenza di cinque fattori: la conversione delle foreste tropicali in campi coltivati, l’ampliamento delle superfici irrigue, la decuplicazione della produzione di fertilizzanti, l’esplosione di quella di antiparassitari e la costituzione, da parte della genetica, di nuove varietà delle specie coltivate.
I medesimi fattori che hanno sfruttato risorse naturali, foreste, fiumi, giacimenti di minerali fosfatici, potenzialità delle piante coltivate, non sono più disponibili per un evento comparabile nei decenni futuri …”

[Antonio Saltini, La fame del Globo ]

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