Archivi categoria: filosofia

scetticismo e filosofia

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Pensare che lo scetticismo possa essere nemico della filosofia (della ragione) e dei suoi concetti fondamentali, come appunto la verità, la realtà, il bene, è insensato e significa non avere le idee chiare, né sullo scetticismo, né sulla filosofia, né sui concetti. Per Hegel lo scettico completo (il vero scettico) non è un nemico della ragione, ma tutto il contrario: è qualcuno che ha capito qualcosa di essenziale circa la ragione. Infatti le tre forme delle confutazioni sono per Hegel assolutamente vere, hanno una verità formale e metodologica, in quanto sono le tre forme in cui si sviluppa il dialogo critico. Gli scettici – dice Hegel – credevano di aver distrutto il sapere e la verità, invece hanno trovato la forma del sapere filosofico, e della verità.
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appunti di logica

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Il punto importante su cui è utile soffermarsi, è che l’assunzione della natura largamente probabile e non categorica delle verità di comune uso, non costituisce una limitazione ma piuttosto una risorsa, perché ci mette in grado di raffinare i ragionamenti. Come ha sostenuto Rosanna Keefe: «anche se possiamo ridurre la vaghezza del nostro linguaggio, i nostri sforzi non riescono in pratica ad eliminarla del tutto». Se siamo consapevoli di ciò, emerge con chiarezza che la logica della verità deve tener conto della teoria della vaghezza, per evitare non soltanto il dogmatismo, ma anche irriducibili conflitti socioculturali.
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parresía – παρρησία

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«Nei corsi del 1984 al Collège de France (Il coraggio della verità), Foucault sottolinea il legame tra il «dire la verità» e la democrazia, ricordando l’importanza della parresía, la «franchezza» per gli uomini politici dell’Atene democratica. La pratica della democrazia, spiega Foucault, richiede tra fattori: la possibilità di tutti di prendere la parola; l’«ascendente» che alcuni, i rappresentanti del popolo hanno sui cittadini; la «verità», come ragione primaria dell’«ascendente» politico. Il diritto di avere una voce speciale nel contesto democratico, in altri termini, deriverebbe direttamente dalla parresía, la capacità di dire e far intendere il vero. La democrazia degenera quando emergono i falsificatori-simulatori di verità. Il «cattivo parresiasta» allora non dice la verità, ma «dice qualcosa che rappresenta l’opinione corrente», quella della maggioranza, egli è l’opportunista senza coraggio: «gli interessa solo garantire la propria sicurezza e il proprio successo». [Franca D’agostini, Menzogna, pag. 45, Bollati Boringhieri 2012] Continua a leggere

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homo ludens

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Nel centro del cerchio che si circoscrive col concetto del gioco è il sofista greco. Il sofista è il continuatore, leggermente deviato, di quella figura centrale nella vita culturale arcaica, che vedemmo volta per volta come profeta, sacerdote, sciamano, taumaturgo, poeta, insomma, con una parola: il Vate.
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alétheia – ἀλήθεια

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Il concetto di alétheia si è affermato nella lingua greca proprio in situazioni di controversia scientifico-filosofica e politica, quando si confrontavano opinioni disparate circa l’origine e la natura del mondo, la giustizia, la felicità, il bene. Non ci sarebbe stato bisogno di verità se non ci fosse stata la necessità di argomentare tesi e teorie: non ho bisogno di verità (o perlomeno non ne ho primariamente bisogno) se narro l’origine del mondo e chi mi ascolta semplicemente crede alla mia narrazione, se ne è affascinato e sedotto; non ho bisogno di verità se mi muovo in un sapere mitico e religioso. Più precisamente, non ho bisogno di verità se è il re a decidere, da solo, o se è il papa a dirmi in che cosa devo credere. Ne ho bisogno, invece, in un sapere e in un agire democratico, in cui chiunque può dirmi: no, questo non è vero, e ha diritto di farlo, per quanta autorità o potere e fascino io abbia. Continua a leggere

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inevitabile verità

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Quando si dice che non c’è più verità, o che la verità non esiste, tralasciamo il fatto che se la verità non ci costituisse, non potremmo che essere dei falsi, o non autentici individui che vagano nell’etere come piume catturate dalla prima rete in cui incappano, come per caso.
Oppure pensate, se esistessero dei dispenser di verità col contenuto dei quali potessimo lavarci le mani!
Sarebbe bello, soprattutto sarebbe comodo, ma purtroppo non credo funzioni così.
Se mi permettete un’immagine un po’ cruda, quasi direi che non c’è verità che tenga se non è/diventa carne viva.
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elogio del discontinuo

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«Il fatto fondamentale, qui, è che noi fissiamo certe regole, una tecnica per un giuoco, e poi, quando seguiamo regole, le cose non vanno come avevamo supposto. Che dunque ci impigliamo, per così dire, nelle nostre stesse regole.
Questo impigliarsi nelle nostre regole è appunto ciò che vogliamo comprendere, cioè, ciò di cui vogliamo ottenere una visione chiara. Esso getta una luce sul nostro concetto di intendere. Infatti, in quei casi, le cose vanno diversamente da come avevamo inteso, previsto. Quando, ad esempio, compare una contraddizione, diciamo appunto «Io non l’ho intesa così».
Lo stato civile della contraddizione, o il suo stato nel mondo civile: questo è il problema filosofico».
[L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche]
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