Archivi categoria: humor

wunderkammer

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«L’uomo chiese una volta all’animale: perché non mi parli della tua felicità e soltanto mi guardi? L’animale dal canto suo voleva rispondere e dire: ciò deriva dal fatto che dimentico subito quel che volevo dire – ma subito dimenticò anche … Continua a leggere

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un gran pandemonio

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«Ogni cosa è ciò che è perché lo è diventato»
[D’Arcy Thompson, 1917]
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l’Énorme Ballon

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Avete sempre creduto che il mondo è fatto a scale?
Talvolta.
E che c’è chi scende e c’è chi sale?
Può darsi.
Ma … guardate meglio: vedrete che il mondo è fatto perlopiù a palle. Continua a leggere

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cut the balls

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* * * * * * * * Una serie di coincidenze. Sarà che in periodo pre-natalizio mi vedo costretta a tirar fuori le palle di Natale, di cui farei volentieri a meno. Fiocchi compresi, ovviamente. Sarà che sono palle … Continua a leggere

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松、片 紫

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“Poiché è il pino a contrassegnare la festa del Nuovo Anno,
chi non lo considera, fin da quando è seme, simbolo di longevità?”

Kataoka Shikō 片紫江岡

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formule

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«Presumo che l’eterna Leonità possa essere approvata dal mio lettore, che sentirà un sollievo maestoso davanti a quell’unico Leone, moltiplicato negli specchi del tempo. Dal concetto di eterna Umanità non mi aspetto altrettanto: so che il nostro io lo rifiuta, e che preferisce versarlo senza timore nell’io degli altri. Cattivo segno; forme universali molto più ardue ci propone Platone. Per esempio la Tavolità, o Tavolo Intelligibile che è nei cieli: archetipo quadrupede che inseguono, condannati alla fantasticheria e alla frustrazione, tutti i falegnami del mondo. (Non posso però negarla del tutto: senza un tavolo ideale non saremmo giunti a tavoli concreti.)»
[Jorge Luis Borges, Storia dell’eternità, in Tutte le opere, vol. I, Mondadori, pagg. 528-529]
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ceci n’est pas un crapaud

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Oggi ho il piacere di pubblicare un “Bonsai-conto” di Roberto T. della serie “W il riassunto” – che al riguardo pare che il suo maestro delle elementari fosse davvero bravo (e visto che lo dice lui, non vedo perché non dovremmo credergli).

Il Bonsai-conto, sempre a detta di Roberto, sarebbe “una scellerata invenzione mia e dei miei amici, che facevamo a gara a scrivere un racconto e poi ritagliarlo fino a contare non più di 414 parole. Un esercizio non da poco – sai?”

Ed è proprio vero: riuscire ad eliminare le parole di cui potremmo fare a meno è un’impresa difficilissima, oltre naturalmente a trovare quelle giuste, utili e, se si vuole, non nocive. E riuscire nello stesso tempo a dire tutto quello che si ha bisogno di dire per farci capire. Che d’altra parte non potremmo nemmeno stare sempre in silenzio o tapparci in ogni momento la bocca …
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settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantatre divinità dello shinto

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«Sono otto milioni le divinità dello Shinto
che viaggiano per la terra, segrete.
Queste modeste divinità ci toccano,
ci toccano e ci lasciano.»

J. L. Borges da “La cifra”

Borges ci descrive il suo personale elenco delle cose divine che lo hanno sfiorato, e se non erro lui si è accontentato di registrarne 17 (le ho contate). Questo vuol dire che ha lasciato a noi le restanti settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantre divinità dello Shinto da scovare.
Credo che possano bastare – anzi avanzano (piano piano).

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merci … beaucoup

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“La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, appare come una «immensa raccolta di merci» e la singola merce appare come una forma elementare. (…)
La merce è prima di tutto un oggetto esterno, una cosa che per mezzo delle sue proprietà soddisfa bisogni umani di qualsiasi specie. La natura di tali bisogni, p. es. che derivano dallo stomaco o dalla fantasia, non fa alcuna differenza. * Qui non si tratta neanche di come la cosa soddisfi il bisogno umano, se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di piacere, oppure indirettamente, come mezzo di produzione.
Ogni cosa utile, come il ferro, la carta, ecc., si deve esaminare da un duplice punto di vista, secondo la qualità e quantità. Ciascuna di queste cose è un insieme di molte qualità e quindi può riuscire utile sotto aspetti diversi. È compito delle storia scoprire questi diversi aspetti e quindi i diversi molteplici modi di uso delle cose, come anche la scoperta di misure sociali per la quantità delle cose utili.” [Marx, Il capitale, Libro I, cap. I

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selvaggio a chi?

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… gli Inglesi e gli uomini di Tanna sono come la carta e l’inchiostro. Gli inglesi, poiché sono bianchi, sono la carta; e gli uomini di Tanna, che sono neri, sono l’inchiostro.

“Noi siamo l’inchiostro e voi la carta. E quando l’inchiostro finirà sulla carta, si scriverà una storia che salverà il mondo”.

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e se io fossi chaplin?

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“Penso che la verità – quella che possiamo raggiungere – non possa essere rivelata, bensì debba essere scoperta come un cristallo in miniera, scavando con le mani e togliendo la terra, strato dopo strato, per portare alla luce qualcosa che senza di noi non avrebbe avuto alcun valore”.

[tratto dal blog “Precariementi” di Luca Giudici ]

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se io fossi dio

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… rispondendo ad un’agenzia di stampa che voleva sapere se credeva in Dio, Albert Einstein rispose che credeva nel Dio di Spinoza che si rivela nell’armonia delle leggi dell’esistente, e non in un Dio che si preoccupa dei destini degli uomini.
Un’altra volta gli chiesero quale gioco preferiva, e lui rispose “Il gioco degli scacchi secondo me è il gioco preferito da Dio …”. E questo significa che per lo meno Dio non giocherebbe a dadi.
Meno male, ora che lo sappiamo tiriamo tutti un bel respiro di sollievo. Già, perché nel gioco degli scacchi esistono delle regole, chiare e conoscibili, e non tutto è affidato al puro caso come nel lancio dei dadi. Che quello sì, sarebbe stato un vero tiro macino …

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nel reame dell’interpretazione

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E così, eccoci gettati all’improvviso nel Reame dell’Interpretazione, o regno dell’Ermeneutica, se vogliamo.
Si ha come l’impressione che questo regno si sviluppi da est ad ovest e da sud a nord, e viceversa, ma anche di sotto e di sopra come di dentro e di fuori, e che non se ne conoscano i confini – esattamente come non possono esistere, suppongo, confini al Tutto o all’Infinito. Tutto è soggetto ad interpretazione. Ed ogni interpretazione è soggetta ad ulteriore e successiva interpretazione, e via e via, ad libitum …

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élenchos – infinito femminile

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Blocco numero 2. La parola “élenchos” significa “confutazione” (significa anche “argomento”, ma nel senso di “argomento a confutazione”). E’ una parola che compare raramente nella nostra storia. Platone nel Sofista usa l’élenchos, la confutazione, per mostrare come non ci si possa liberare dal senso del nulla, poiché ciò che si intende negare – il nulla – è il fondamento di ciò che si afferma. O là, come in Aristotele nel IV libro della Metafisica, dove si mostra l’impossibilità di negare la bebaiotàte arché, il principio firmissimum, perché è impossibile trovarsi in errore intorno al fondamento della verità, poiché la negazione del principio più saldo di tutti non può esistere – sarebbe la follia estrema.
Ma c’è un altro luogo dove compare l’élenchos: è un passo del Vangelo, dove l’apostolo Paolo (San Paolo, Lettera agli ebrei, 11,1-2), definisce la fede dicendo che la fede è élenchos mé blepoménon (traduzione latina: argumentum non apparentium, ossia l’argomento delle cose che non si vedono), e confuta i negatori della fede affermando che quei non apparentia, gli eué blepòmena, gli invisibili, sono affermati dalla volontà stessa che le cose stiano così e non in altro modo.

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la maionese

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“Puoi costruire qualcosa di bello
anche con le pietre
che trovi sul tuo cammino.”
(Johann Wolfgang Goethe)

… ma soprattutto, la cosa fantastica, più di tutto, è che non mi è impazzita la maionese: tutto merito di un olio di olive taggiasche bio. Ed era semplicemente compatta e squisita col sedano rapa. E io adoro il sedano rapa, anche solo col limone. E se si potesse leggere il futuro analizzando la consistenza della maionese il primo giorno dell’anno, quasi quasi direi che non va affatto male …

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leggermente …

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Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto
consunta,
anche loro, dopo i tanti di prima,
e prima di quelli di dopo … leggermente.

Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi (IX elegia)

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la prima radice – lato B

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…. vedete bene che, come è successo che per poter estrarre le informazioni genetiche relative alla cucciola di “ominino” sia stato necessario disporre di almeno qualche milligrammo di materia proveniente da un dito mignolo, sarà allo stesso modo necessario che anche le informazioni relative ad un qualsiasi ipotetico lustro virtuale, possa conservarsi in qualche frammento di materia, simil plastica o meno. Ergo: non esiste nulla senza un corpo che lo contiene. O che lo tenga insieme.

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zucca malucca

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Eccola qui! Questa è la zucca più bernoccoluta cresciuta quest’estate nel pezzetto di terra che cerco di coltivare senza molte pretese. In altri anni ce ne sono state anche di più grandi, oppure ho avuto anche zucche verdi o color arancio tenere e morbide come burro, ma questa ha un peso specifico veramente tosto. Ha un suo valore intrinseco, non c’è dubbio, ma anche quelle morbide avevano il loro. Ogni cosa ha qualitativamente il valore che ha, e non un altro. Va solo compreso …

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un bel minestrone

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Cipolla rossa
porro carota e riso
un minestrone

“La cultura è una glassa, la biologia una torta”, sostiene Clifford Geertz (antropologo-filosofo americano). Sarà, però a me più che altro la cultura sembra un minestrone. Anche perché non amo troppo le glasse, soprattutto troppo dolci e appiccicose, o colorate artificialmente.
Un bel minestrone, invece, mi sembra un miscuglio più adatto a descrivere la cultura, soprattutto la mia. Inoltre un buon minestrone fa bene alla pancina, e si sa quanto sia importante la salute dell’intestino alle facoltà mentali. E non solo ..

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la penultima versione della realtà

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“Hay muchas cosas que yo amo en mi vida, y muchos, muchos más de lo que puede tener en la mano o contar con los dedos, y más tiempo pasa más veo que no seria suficiente añadir aún los pies. El vello, tal vez, por suerte tengo bastante. Del odio, en lugar de odios profundos, no se … tal vez porque sólo tengo una cabeza, aunque todavía gruesa, no sé cómo hacerle estar firme. Es que en algún momento vamos hacer la paz con el mundo, que si no la vida puede ser dura. El tiempo que queda. Y uno de mis amores es Borges, el gran viejo ciego que ve las cosas invisibles.” Continua a leggere

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