Archivi categoria: letture

scetticismo e filosofia

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Pensare che lo scetticismo possa essere nemico della filosofia (della ragione) e dei suoi concetti fondamentali, come appunto la verità, la realtà, il bene, è insensato e significa non avere le idee chiare, né sullo scetticismo, né sulla filosofia, né sui concetti. Per Hegel lo scettico completo (il vero scettico) non è un nemico della ragione, ma tutto il contrario: è qualcuno che ha capito qualcosa di essenziale circa la ragione. Infatti le tre forme delle confutazioni sono per Hegel assolutamente vere, hanno una verità formale e metodologica, in quanto sono le tre forme in cui si sviluppa il dialogo critico. Gli scettici – dice Hegel – credevano di aver distrutto il sapere e la verità, invece hanno trovato la forma del sapere filosofico, e della verità.
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homo ludens

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Nel centro del cerchio che si circoscrive col concetto del gioco è il sofista greco. Il sofista è il continuatore, leggermente deviato, di quella figura centrale nella vita culturale arcaica, che vedemmo volta per volta come profeta, sacerdote, sciamano, taumaturgo, poeta, insomma, con una parola: il Vate.
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elogio del discontinuo

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«Il fatto fondamentale, qui, è che noi fissiamo certe regole, una tecnica per un giuoco, e poi, quando seguiamo regole, le cose non vanno come avevamo supposto. Che dunque ci impigliamo, per così dire, nelle nostre stesse regole.
Questo impigliarsi nelle nostre regole è appunto ciò che vogliamo comprendere, cioè, ciò di cui vogliamo ottenere una visione chiara. Esso getta una luce sul nostro concetto di intendere. Infatti, in quei casi, le cose vanno diversamente da come avevamo inteso, previsto. Quando, ad esempio, compare una contraddizione, diciamo appunto «Io non l’ho intesa così».
Lo stato civile della contraddizione, o il suo stato nel mondo civile: questo è il problema filosofico».
[L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche]
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elogio del nulla

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… un minuscolo gioiello, proprio nel significato di piccola gioia, che si può leggere in una decina di minuti o poco più. Quindi possiamo rileggerlo due volte in una mezz’ora, giusto per non lasciarci sfuggire nulla – per l’appunto, proprio così.
È datato 2002, o almeno questo era l’anno in cui forse l’avevo letto. Aggiungo solo che non ne ricordavo, coscientemente, nemmeno una parola; ma mi è abbastanza chiaro che anche le cose apparentemente dimenticate continuano ad esistere e a fare il loro lavoro, anche se non ce ne rendiamo conto… Continua a leggere

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philía – φιλìά

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«Per Socrate, come per i suoi concittadini, la doxa era la formulazione discorsiva del dokei moi, di ciò che “mi pare” [appears to me]. Questa doxa non riguardava quel che Aristotele avrebbe chiamato eikos, il probabile, i molti verisimilia (distinti per un verso dall’unum verum, l’unica verità, e, per altro, dalle falsità infinite, i falsa infinita), ma riguardava la comprensione del mondo così come “si apre a me”. Non era fantasia soggettiva e puro arbitrio, ma neanche qualcosa di assoluto e valido per tutti. L’assunto è che il mondo si apre in modo diverso per ogni essere umano, a seconda della posizione che ciascuno occupa in esso. La “medesimezza” del mondo, il suo essere-in-comune (koinon, come avrebbero detto i Greci: comune a tutti), ovvero la sua “obiettività” (come diremmo noi, nella prospettiva soggettivistica della filosofia moderna), risiede nel fatto che lo stesso mondo si apre a ognuno, e che, malgrado tutte le differenze tra gli uomini e tra le loro posizioni nel mondo, e di conseguenza tra le loro doxai, “io e te, entrambi, siamo umani”».
[Hannah Arendt, Socrate, Raffaello Cortina Editore; pagg. 25-40]
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a fin di bene

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»Credo che sussista una misteriosa prossimità tra l’epoca attuale e i giorni in cui l’ideologia contemporanea – quella che oggi è definita «neoliberismo» o «razionalismo economico» – veniva forgiata da pensatori come Ricardo, Malthus e altri. La loro missione era mostrare che il popolo non aveva diritti, a prescindere da quanto esso, stoltamente, credeva. Era un fatto addirittura provato dalla «scienza». Il grave errore della cultura pre-capitalistica era stato di pensare che al popolo spettasse di diritto un posto, per quanto miserabile, nella società. La «nuova scienza» dimostrava al contrario che il «diritto alla vita» costituiva semplicemente una fallacia logica. Ci si doveva armare di pazienza per spiegare agli inavveduti che essi non avevano diritti, a parte quello di tentare la fortuna sul mercato«. [Noam Chomsky, Anarchia. Idee per l’umanità liberata. Cap. XIII, Obiettivi e Visioni]
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il modo in cui le cose realmente sono

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Secondo gli stoici, il giudizio è un assenso ad un’apparenza. In altri termini, è un processo a due fasi. In primo luogo penso, ho la consapevolezza, che sta accadendo questo o quello. Mi sembra sia così, vedo le cose in … Continua a leggere

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