Archivi categoria: letture

tra tragedia e poesia

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[…] apriamo di continuo la strada alla “poesia”, nel senso più ampio del termine, in quanto potenzialità umana; siamo in costante attesa che essa faccia la sua irruzione in qualche essere umano.
[Hannah Arendt, L’umanità in tempi bui. Riflessioni su Lessing]

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su le soglie del bosco

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Quando riconosciamo una poesia è come entrare nel luogo del cuore. È un altro ambiente, dove cuore e ragione e volontà vengono a patti e si congiungono; e sulla soglia del cuore in qualche modo bisogna arrendersi, abbandonare come un abito frusto tutto l’intrico delle conoscenze, ansie, preoccupazioni. Per ascoltare anche la (sua) verità. Talvolta per riconoscere la perfezione assoluta, come in quell’‘Amor che ne la mente mi ragiona’. Altre volte senza presumere che sia perfettamente della misura giusta o sbagliata, bella o brutta, secondo uno schematismo binario che taglia in due la realtà. Per non giudicare, ossia per esporsi alla realtà nella sua evidenza integrale.
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io tu egli noi voi loro

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« Era in quell’età in cui ancora non si conoscono le divisioni; finora c’erano state tutt’al più somme, per cui la rappresentazione del mondo era costituita da parti che sommate tra loro davano approssimativamente l’idea del tutto, dal quale nessuna parte poteva restare esclusa. Non c’erano resti, insomma, o parti da scartare, da mettere o tenere fuori. E questo non dipendeva certo da lui; era così e basta, perché quello era il mondo per come lo percepiva da un interno che non contemplava alcun fuori, perché tutto ciò che era fuori era anche dentro nello stesso tempo, e gli apparteneva come l’acqua appartiene al mare, ai fiumi, ai ruscelli, ai laghi, all’oceano, ed è indistintamente acqua in ogni dove.» Continua a leggere

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semplicemente appartengo a loro

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«[…] non sono mossa da nessun “amore” di questo tipo, e per due ragioni: in vita mia non ho mai “amato” un popolo o collettività – né il popolo tedesco, né il francese, né l’americano, né la classe operaia o qualcosa del genere. Io davvero amo “solo” i miei amici e il solo tipo di amore che conosco e in cui credo è l’amore per le persone. In secondo luogo, questo “amore per gli ebrei” mi sembra, poiché io stessa sono ebrea, come qualcosa di sospetto. Non posso amare me stessa o qualcosa che so essere parte integrante della mia persona. […] E ora questo popolo crede solo in se stesso? Che cosa può venir fuori di buono da questo? Ebbene, in questo senso, non ho “amore” per gli ebrei, né “credo” in loro; io semplicemente appartengo a loro come una cosa naturale, fuori discussione o argomento».
[Hannah Arendt]

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dei confini e delle ragioni

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«In principio non c’erano ragioni; c’erano solo cause. Nulla aveva uno scopo, nulla aveva qualcosa che assomigliasse sia pur lontanamente ad una funzione; il mondo era del tutto privo di teleologia. È facile comprendere il perché: non esisteva nulla che avesse interessi. Ma dopo svariati millenni emersero dei semplici replicatori.»
[Danien Dennet, “L’evoluzione della coscienza”, in “Coscienza. Che cosa è” ( pagg. 197-200)]
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rileggere Simone Weil

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«Noi dobbiamo attraversare […] l’infinito spessore del tempo e dello spazio. L’amore è qui, se possibile, più grande. È grande come la distanza da superare.
Affinché l’amore sia il più grande possibile, la distanza è la più grande possibile. Perciò in questo mondo il male può giungere fino all’estremo limite al di là del quale la possibilità stessa del bene sparirebbe radicalmente. Gli è consentito toccare questo limite. A volte ci sembra che lo superi. Ma qualsiasi cosa possiamo vedere accadere a noi stessi o ad altri, siamo obbligati ad aver fede che non è così ».
Simone Weil, Quaderni. Continua a leggere

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amori senza amore

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«E molti disgraziati credono tuttavia di guarire cosí di tutti i malanni che ci procura la vita, e pompano e filtrano, pompano e filtrano finché il loro cuore non resti arido come un pezzo di sughero e il loro cervello non sia come uno stipetto pieno di quei barattolini che portano su l’etichetta nera un teschio e due stinchi in croce, con la leggenda: Veleno.»
[Luigi Pirandello] Continua a leggere

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