Archivi categoria: libertà

le parole, queste sconosciute

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È un po’ come se io mi limitassi a tenere la barra del timone a dritta col vento in poppa, cosa per cui non potevo che seguire il vento, e l’onda, procedendo come andassi incontro alla linea dell’orizzonte. E mentre si affacciava sulla pagina, mi stupivo io stessa delle parole che via via si snocciolavano.
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moralische gesetz im mir

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«La disumanità, legata al concetto di un’unica verità, emerge con particolare chiarezza nell’opera di Kant proprio perché egli ha tentato di fondare la verità sulla ragion pratica; come se Kant, che tanto inesorabilmente aveva fissati i limiti cognitivi dell’uomo, non avesse potuto evitare di pensare che nell’azione l’uomo può comportarsi come un dio» [Hannah Arendt]
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l’uccello del malaugurio

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… come nel corso della storia della vita su questa terra, l’evoluzione non abbia avuto alcun bisogno di utilizzare l’intelligenza né la coscienza; come, a quanto pare, intelligenza e coscienza non hanno avuto un gran peso nemmeno nella breve storia di homo sapiens. ‘Purtroppo’, si sarebbe tentati di aggiungere, ma così è …
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il n’y a pas de grand Autre

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§ * Sto continuando a leggere  In difesa delle cause perse, di Zizek.  Faticosissimo.  Non so se dipende soltanto da una mia pregressa stanchezza o da diverse consuetudini logiche nel concatenare i pensieri, le preposizioni. Entrambe, suppongo, ma potrei dire semplicemente … Continua a leggere

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una stanza tutta per sé

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Un piccolo libro che non arriva alle cento pagine, settanta al massimo se stampato in caratteri minuscoli; ma è densissimo, e infonde grande coraggio – a chiunque, non solo alle donne. È come una polla d’acqua limpida brulicante di pesci rossi. Si può scegliere se pescarli ad uno ad uno o tuffarsi dentro, nuotarci in mezzo.
Sulle prime forse sarete un po’ restii, non ne dubito – è successo anche a me -come quando si tentenna prima di tuffarsi nel mare, in un fiume, in un lago di montagna, e si tasta l’acqua con un piede per valutarne la temperatura. Ma basta prendere un po’ di coraggio e ve lo restituirà centuplicato, con gli interessi.
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palla di pelle di pollo

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L’amico Francesco tempo fa aveva scritto che “bisogna trattare le persone, non per quello che sono, ma per quello che potrebbero essere” .
Questo significa che benché non possiamo sapere come le persone effettivamente si evolveranno – o nel caso ci rivolgiamo a loro, come ci risponderanno – bisognerebbe trattare ogni persona come un meraviglioso scrigno di tesori e possibilità. Far loro credito, insomma. Credere che possano essere gentili, cortesi, sensibili, intelligenti, benevolenti, modesti, umili, generosi, buoni, eccetera eccetera; che abbiano in sé, come possibilità, tutte le doti e i talenti migliori e che avranno buone probabilità di esprimerli e svilupparli …
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my name is …

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Si dice che il nome proprio sia molto importante – oppure è soltanto un attributo del soggetto, il quale a sua volta non è che un attributo di un oggetto, direbbe qualcuno. D’altro canto, così come non potremmo indicare nessuna cosa senza darle un nome, sappiamo che il nome non è la cosa che viene indicata. Ma a parte il detto che ognuno se lo dovrà tenere per tutta la vita, ogni nome proprio sta ad indicare l’unicità e irripetibilità del soggetto vivente, della persona. La “indica” soltanto, però, come ci fosse un grosso dito indice puntato sopra, anche se la questione – chi sono? chi sei? – rimane aperta. Ed è proprio la questione, perché anche se non lo dice, anche se non lo chiede, anche se tace, ogni soggetto chiede di esistere di per sé, in relazione agli altri soggetti, e in relazione al mondo. Anche un gatto se parlasse chiederebbe la stessa semplice cosa – e lo fa, a suo modo. Lasciami libero di essere, chiede. Domanda che nello specifico della condizione umana rimanda ad essere liberi di scegliere, di pensare, di autodeterminarsi, liberi anche di sbagliare, di provare e riprovare, di sentire e amare …

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