Archivi categoria: morale

moralische gesetz im mir

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«La disumanità, legata al concetto di un’unica verità, emerge con particolare chiarezza nell’opera di Kant proprio perché egli ha tentato di fondare la verità sulla ragion pratica; come se Kant, che tanto inesorabilmente aveva fissati i limiti cognitivi dell’uomo, non avesse potuto evitare di pensare che nell’azione l’uomo può comportarsi come un dio» [Hannah Arendt]
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l’uccello del malaugurio

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… come nel corso della storia della vita su questa terra, l’evoluzione non abbia avuto alcun bisogno di utilizzare l’intelligenza né la coscienza; come, a quanto pare, intelligenza e coscienza non hanno avuto un gran peso nemmeno nella breve storia di homo sapiens. ‘Purtroppo’, si sarebbe tentati di aggiungere, ma così è …
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il n’y a pas de grand Autre

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§ * Sto continuando a leggere  In difesa delle cause perse, di Zizek.  Faticosissimo.  Non so se dipende soltanto da una mia pregressa stanchezza o da diverse consuetudini logiche nel concatenare i pensieri, le preposizioni. Entrambe, suppongo, ma potrei dire semplicemente … Continua a leggere

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tutti insieme appassionatamente

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“Il malinteso è il misconoscimento di un impalpabile, imponderabile, indimostrabile non-so-che che possiamo trascurare senza per questo contravvenire a leggi scritte … Nell’ambito delle leggi non scritte, in cui tutto dipende dalla sfumatura dell’interpretazione, in cui ciò che solo importa è la valutazione morale, il malinteso è l’equivoco fondato, l’errore pneumatico che punisce la sordità pneumatica. Chiamiamolo misaudizione. Il non-so-che è questo stesso misinteso atmosferico, questo indefinibile principio dell’errore-di-spirito! In questo ambito l’orecchio dell’anima è l’unico responsabile, dato che la sfumatura qualitativa è l’unica cosa che conta.”

[Vladimir Jankélevitch, da “Il non-so-che e il quasi-niente”, ed. piccola biblioteca Einaudi- 2011; il Malinteso, cap.I, “Varietà del malinteso”, pagg. 302-325]

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istruzioni per (non) credere in chi crede

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L’idea di dio è antichissima, e non ci piove, ma sarei più portata a chiedermi come è nata, come si è evoluta o involuta nel corso della storia e nelle varie culture umane; come si è imposta, quali danni ha provocato, o quali vantaggi ha portato all’umanità. Ma anche come e perché la psiche umana ha creato l’idea di dio. Perché ha ad un certo punto ha avuto bisogno di creare soprattutto un dio – e uno solo. Che tutto sommato era più folcloristica l’allegra combriccola degli dei pagani – a mio parere. Più innocua e pluralista. Come i maestri o professori multipli, che se con uno non ci vai d’accordo, può andar meglio con un altro, e così sia …
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