Archivi categoria: pagine scelte

elogio del nulla

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… un minuscolo gioiello, proprio nel significato di piccola gioia, che si può leggere in una decina di minuti o poco più. Quindi possiamo rileggerlo due volte in una mezz’ora, giusto per non lasciarci sfuggire nulla – per l’appunto, proprio così.
È datato 2002, o almeno questo era l’anno in cui forse l’avevo letto. Aggiungo solo che non ne ricordavo, coscientemente, nemmeno una parola; ma mi è abbastanza chiaro che anche le cose apparentemente dimenticate continuano ad esistere e a fare il loro lavoro, anche se non ce ne rendiamo conto… Continua a leggere

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philía – φιλìά

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«Per Socrate, come per i suoi concittadini, la doxa era la formulazione discorsiva del dokei moi, di ciò che “mi pare” [appears to me]. Questa doxa non riguardava quel che Aristotele avrebbe chiamato eikos, il probabile, i molti verisimilia (distinti per un verso dall’unum verum, l’unica verità, e, per altro, dalle falsità infinite, i falsa infinita), ma riguardava la comprensione del mondo così come “si apre a me”. Non era fantasia soggettiva e puro arbitrio, ma neanche qualcosa di assoluto e valido per tutti. L’assunto è che il mondo si apre in modo diverso per ogni essere umano, a seconda della posizione che ciascuno occupa in esso. La “medesimezza” del mondo, il suo essere-in-comune (koinon, come avrebbero detto i Greci: comune a tutti), ovvero la sua “obiettività” (come diremmo noi, nella prospettiva soggettivistica della filosofia moderna), risiede nel fatto che lo stesso mondo si apre a ognuno, e che, malgrado tutte le differenze tra gli uomini e tra le loro posizioni nel mondo, e di conseguenza tra le loro doxai, “io e te, entrambi, siamo umani”».
[Hannah Arendt, Socrate, Raffaello Cortina Editore; pagg. 25-40]
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a fin di bene

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»Credo che sussista una misteriosa prossimità tra l’epoca attuale e i giorni in cui l’ideologia contemporanea – quella che oggi è definita «neoliberismo» o «razionalismo economico» – veniva forgiata da pensatori come Ricardo, Malthus e altri. La loro missione era mostrare che il popolo non aveva diritti, a prescindere da quanto esso, stoltamente, credeva. Era un fatto addirittura provato dalla «scienza». Il grave errore della cultura pre-capitalistica era stato di pensare che al popolo spettasse di diritto un posto, per quanto miserabile, nella società. La «nuova scienza» dimostrava al contrario che il «diritto alla vita» costituiva semplicemente una fallacia logica. Ci si doveva armare di pazienza per spiegare agli inavveduti che essi non avevano diritti, a parte quello di tentare la fortuna sul mercato«. [Noam Chomsky, Anarchia. Idee per l’umanità liberata. Cap. XIII, Obiettivi e Visioni]
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usiamo la ragione – da parigi alla mesopotamia

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La seguente nota, che ho tradotto dall’inglese, è stata pubblicata  da Carlo Rovelli il 15 novembre, sulla sua pagina facebook, all’indomani delle stragi di Parigi. Fra tutte le informazioni, gli articoli e le opinioni e che ho ascoltato, mi è sembrata … Continua a leggere

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il modo in cui le cose realmente sono

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Secondo gli stoici, il giudizio è un assenso ad un’apparenza. In altri termini, è un processo a due fasi. In primo luogo penso, ho la consapevolezza, che sta accadendo questo o quello. Mi sembra sia così, vedo le cose in … Continua a leggere

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Riding with Death

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[…] Il non sapere è lo strumento della sopravvivenza, sostiene. Magia e superstizione si ossificano a diventare la poderosa ortodossia di clan. […] Continua a leggere

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breve introduzione a Martha Nussbaum

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Il pensiero dell’autrice riguardo le emozioni si dispiega in un ampio contrasto: la falsa visione è che esse siano “picchi di ciechi affetti, agitazioni o sensazioni”, identiche a “reazioni corporee”. La rappresentazione più aderente ai fatti è invece che esse siano “un elemento conoscitivo importante” che incarna “modi di interpretare il mondo”, forme di consapevolezza intenzionale intimamente legate alle credenze e in questo modo correttamente valutabili come razionali o irrazionali, e come vere o false. Continua a leggere

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