Archivi categoria: potere

obiettivi e visioni

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«Quando distinguo gli obiettivi dalle visioni faccio appello ad una distinzione pratica più che di principio, anche perché ciò che davvero conta nelle vicende umane è il punto di vista pratico, essendo quello teorico di per sé troppo fragile per sostenerne il peso.
Con il termine «visione» intendo l’idea di una società futura che animi ciò che effettivamente facciamo, una società in cui voglia voler vivere ogni individuo onesto. Con «obiettivi», mi riferisco invece alle scelte e ai compiti che sono alla nostra portata e che, in un modo o nell’altro, magari facendoci guidare da visioni remote e confuse, cercheremo di perseguire».
[Noam Chomsky, Anarchia. Idee per l’umanità liberata; cap. XIII, Obiettivi e visioni] Continua a leggere

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miseria ladra

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Finché la legge non sarà cambiata in modo radicale, finché non cambieranno i rapporti di potere, continueremo a re-stare nella medesima condizione miserrima che nel corso dei decenni è stata modificata leggermente di forma, ma non di sostanza. Finché la legge è forte con i deboli, e debole con i forti, non cambia. Continua a leggere

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dica ognuno cosa gli sembra verità

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«Oggi è raro incontrare persone che credano di possedere la verità; ci confrontiamo invece costantemente con quelli che sono sicuri di aver ragione.
Nonostante la differenza tra il possedere la verità e l’aver ragione, i due punti di vista hanno qualcosa in comune: coloro che abbracciano o l’uno o l’altro non sono disposti a sacrificare la loro prospettiva all’umanità o all’amicizia in caso di conflitto». [Hannah Arendt, L’umanità in tempi bui. Riflessioni su Lessing]
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l’uccello del malaugurio

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… come nel corso della storia della vita su questa terra, l’evoluzione non abbia avuto alcun bisogno di utilizzare l’intelligenza né la coscienza; come, a quanto pare, intelligenza e coscienza non hanno avuto un gran peso nemmeno nella breve storia di homo sapiens. ‘Purtroppo’, si sarebbe tentati di aggiungere, ma così è …
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j comme joie

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“Cosa può essere la gioia? La gioia è questo realizzare una potenza, effettuare una potenza, “ho effettuato una potenza”.
È la parola potenza ad essere equivoca.
Al contrario, cos’è la tristezza?
Quando sono separato da una potenza che, a torto o a ragione, o di cui a torto o a ragione mi credevo capace. “Avrei potuto fare una tal cosa, ma le circostanze, il fatto che non mi fosse consentito …” È la tristezza.
Potremmo dire che la tristezza è il risultato di un potere esercitato su di me.
(…) il potere è sempre un ostacolo frapposto alla realizzazione della potenza. Poiché ogni potere è triste. Anche se coloro che lo hanno, provano molto piacere nel detenerlo, è una gioia triste, ci sono gioie tristi, è una gioia triste.
Al contrario la gioia è la realizzazione di una potenza. È il piacere della conquista, diceva Nietzsche. Ma la conquista non consiste nell’asservire qualcuno. La conquista, ad esempio per un pittore, è conquistare il colore. Ecco una conquista, ecco la gioia.”

[Gilles Deleuze, “J comme joie”]
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il piacere di condannare

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« … un fenomeno che tutti conoscono: il piacere di condannare. […]
Il piacere di esprimere una sentenza negativa è sempre inconfondibile. È un piacere duro e crudele, che non si lascia sviare da nulla. La sentenza è solo una sentenza quando viene pronunciata con una sorta di temibile sicurezza. Essa ignora indulgenza e precauzione. È presto trovata; ed è perfettamente coerente con la sua natura proprio quando scaturisce senza ponderazione. La passione che essa tradisce si collega alla sua rapidità. Le sentenze incondizionate e rapide fanno sì che il piacere si dipinga sul volto del sentenziante … »

[E. Canetti, Massa e potere, trad. it. di F. Jesi, in Id., Opere, a cura di G. Cusatelli, Bompiani, Milano 1990, vol. I, pp. 1340-41.]

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del carattere

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Il tratto più importante di un carattere rivoluzionario è che egli è indipendente: ossia che è libero. Fromm precisa che l’indipendenza è anzitutto il contrario dell’attaccamento simbiotico ai potenti che dominano e agli inermi che sono dominati. E chiarisce che indipendenza e libertà sono da intendersi anche come realizzazione dell’individualità, e non soltanto come emancipazione dalla coercizione o libertà nelle materie commerciali.
O, come direbbe Marx, “L’uomo è indipendente solo se afferma la propria individualità di uomo totale in ciascuna delle sue relazioni con il mondo, la vista, l’udito, l’odorato, il gusto, il tatto, il pensiero, la volontà, gli affetti: in breve se afferma ed esprime tutti gli organi della propria individualità. ” (Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, 1970, pag 123)

Il carattere rivoluzionario è quello che si identifica con l’umanità e perciò trascende gli angusti limiti della propria società, e che è capace per questo di criticare la propria o l’altrui società dal punto di vista della ragione e dell’umanità. Non è prigioniero del culto campanilistico della cultura nella quale gli è capitato di nascere, semplice accidente del tempo e della geografia. (dal saggio di Erich Fromm: “Il carattere rivoluzionario” in “Dogmi, gregari e rivoluzionari”, Edizioni di Comunità, 1978)
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