Archivi categoria: ricordi

松、片 紫

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“Poiché è il pino a contrassegnare la festa del Nuovo Anno,
chi non lo considera, fin da quando è seme, simbolo di longevità?”

Kataoka Shikō 片紫江岡

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ed è subito sera

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… l’atmosfera era ancora molto simile. C’era un canale, che ormai da anni è stato ricoperto da lastre di cemento, che attraversava il paese, dove le donne andavano a lavare i panni anche d’inverno, e le ronge, una rete di canali più piccoli che portavano l’acqua nei campi …

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ghiaccio

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si spacca la brocca d’acqua
– stanotte ha gelato –
mi desta

[Matsuo Basho]
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casa dolce casa

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Alcuni anni fa nel quartiere di casette e villette uni e bi-famigliari che si affacciano s’una via tortuosa che come nel nulla va a finire nella brughiera, qualche casa oltre la mia c’era un cane, una specie di pitbull bastardo, in parte perché credo non fosse di razza pura, come direbbero gli esperti di cani, e in parte perché era proprio un bastardo che abbaiava per ore ed ore senza mai fermarsi …
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l’ira funesta d’Achillea

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Dove si trovano le parole? Si trovano nella testa? nel cuore? o dove? Prima di uscir fuori dalla bocca e andarsene in giro fino a entrare nelle orecchie dei bambini?

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il piacere di perdonare

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… li ho visti solo un attimo oggi mentre facevo la curva, e mi è parso di vederla sorridere.
In quel momento stavo pensando a tutt’altro. Ero lì su quella curva e li vedevo mentre pensavo che oltre al piacere di condannare c’è il piacere di perdonare, e se non ci fosse sarebbe un guaio in sovrappiù, soprattutto nel caso non ci sia effettivamente nulla di che, o quasi. E che sì, insomma, è un sollievo quando scopri che, ad esempio, non è stato che un malinteso, o una serie di sciocche coincidenze. A voi non è mai capitato? A me sì.

Diversamente, non dev’essere così facile. Ma non so se sia più o meno facile perdonare il destino, o il caso. Con chi te la puoi prendere allora? E chi puoi smettere di odiare? Te stesso, o la serie di coincidenze da niente che in un attimo ti hanno stravolto la vita?
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mi arrendo

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Il tempo non era bello, non c’era un gran sole. A sprazzi spuntava dalle nuvole che stavano arrivando a frotte per preparare la giornata dell’indomani, la più buia dell’anno.
Tirate giù dal solaio le vecchie biciclette arrugginite, erano volati sull’Incompiuta, e avevano trascorso alcune ore sui sassi, sulla riva del mare. Sergio aveva suonato lo scacciapensieri mentre giovani coppie e bambini parlavano e giocavano tutt’attorno. E loro due sdraiati in mezzo agli altri, come se non ci fossero, mentre lo scacciapensieri risuonava senza fermarsi mai. E il rumore del mare. Fino alla fine. Continua a leggere

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