Archivi categoria: storia

miseria ladra

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Finché la legge non sarà cambiata in modo radicale, finché non cambieranno i rapporti di potere, continueremo a re-stare nella medesima condizione miserrima che nel corso dei decenni è stata modificata leggermente di forma, ma non di sostanza. Finché la legge è forte con i deboli, e debole con i forti, non cambia. Continua a leggere

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tempi bui – dark times

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Hannah Arendt aveva tratto l’espressione ‘dark times’ da una poesia di Brecht – “An die Nachgeborenen”, A quelli nati dopo di noi – , dove il poeta parla di «fisteren Zeiten», di tempi oscuri, foschi, orrendi, ma anche sinistri, sospetti. Sono tempi in cui «das argloses Wort ist töricht», in cui ogni parola semplice priva di malizia perché senza sospetti, è colpevolmente stolta («Un discorso sugli alberi è quasi un crimine»).
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Noam Chomsky – sulle radici dell’ISIS

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«Si può essere abbastanza sicuri che se i conflitti si svilupperanno, diventeranno più estremi. Subentreranno gruppi più duri e brutali. Questo è ciò che accade quando la violenza diventa il mezzo di interazione. È quasi automatico. Ciò che è vero nei quartieri, è vero anche negli affari internazionali. Le dinamiche sono perfettamente evidenti. Questo è ciò che sta accadendo. Ecco da dove l’ISIS ha avuto origine. Se riescono a distruggere l’ISIS, avranno qualcosa di ancor più estremo sulle loro mani..» [Noam Chomsky]
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una stanza tutta per sé

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Un piccolo libro che non arriva alle cento pagine, settanta al massimo se stampato in caratteri minuscoli; ma è densissimo, e infonde grande coraggio – a chiunque, non solo alle donne. È come una polla d’acqua limpida brulicante di pesci rossi. Si può scegliere se pescarli ad uno ad uno o tuffarsi dentro, nuotarci in mezzo.
Sulle prime forse sarete un po’ restii, non ne dubito – è successo anche a me -come quando si tentenna prima di tuffarsi nel mare, in un fiume, in un lago di montagna, e si tasta l’acqua con un piede per valutarne la temperatura. Ma basta prendere un po’ di coraggio e ve lo restituirà centuplicato, con gli interessi.
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usurati dal debito

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… fu questa la grande sciagura sociale dell’antichità – le famiglie si trovavano costrette ad ipotecare il bestiame e le terre e, dopo un po’, persino le mogli e i figli potevano essere richiesti come pegno per i debiti. Spesso gli individui potevano trovarsi costretti ad abbandonare del tutto le città, unendosi a bande semi-nomadi, minacciando di tornare armati e di rovesciare del tutto l’ordine esistente. I governanti conclusero quindi che l’unico modo per prevenire un completo collasso sociale consisteva nel dichiarare bancarotta o “pulire le tavolette”, cancellando tutti i debiti dei consumatori per ricominciare da capo.
Non è un caso che la prima parola che ci è stata tramandata con il significato di “libertà” sia il termine sumerico «amargi» , che stava per “libertà dai debiti” e che in senso letterale significava “ritorno alla madre”: quando veniva dichiarata bancarotta, infatti, tutti i pegni offerti come garanzia del debito potevano “tornare a casa”.

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casa dolce casa

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Alcuni anni fa nel quartiere di casette e villette uni e bi-famigliari che si affacciano s’una via tortuosa che come nel nulla va a finire nella brughiera, qualche casa oltre la mia c’era un cane, una specie di pitbull bastardo, in parte perché credo non fosse di razza pura, come direbbero gli esperti di cani, e in parte perché era proprio un bastardo che abbaiava per ore ed ore senza mai fermarsi …
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la ballata delle madri

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Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.

[da “la ballata delle madri”, di Pier Paolo Pasolini, tratto da Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti, Milano 1964.]
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aspiro l’aria con la cannuccia

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L’altro ieri è stata la prima Giornata Mondiale delle bambine. Non mi sono accorta se i media hanno trasmesso la notizia. L’ho letta in facebook, attraverso il Manifesto. Consiglio vivamente di dargli un’occhiata fino in fondo, nonostante il terrore di scontrarsi faccia a faccia con un mostro marino o un calamaro gigante.

Forse qualcuno al momento attuale ha la sensazione che esistano problemi più gravi. Le guerre, la disoccupazione, la crisi economica, l’inquinamento, la scarsità di risorse e di politiche, la fame, i tumori, lo scioglimento dei ghiacciai, le elezioni politiche negli Usa, corruzioni e mafie varie, soprusi e abusi di potere, eccetera eccetera.
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e se io fossi chaplin?

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“Penso che la verità – quella che possiamo raggiungere – non possa essere rivelata, bensì debba essere scoperta come un cristallo in miniera, scavando con le mani e togliendo la terra, strato dopo strato, per portare alla luce qualcosa che senza di noi non avrebbe avuto alcun valore”.

[tratto dal blog “Precariementi” di Luca Giudici ]

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my name is …

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Si dice che il nome proprio sia molto importante – oppure è soltanto un attributo del soggetto, il quale a sua volta non è che un attributo di un oggetto, direbbe qualcuno. D’altro canto, così come non potremmo indicare nessuna cosa senza darle un nome, sappiamo che il nome non è la cosa che viene indicata. Ma a parte il detto che ognuno se lo dovrà tenere per tutta la vita, ogni nome proprio sta ad indicare l’unicità e irripetibilità del soggetto vivente, della persona. La “indica” soltanto, però, come ci fosse un grosso dito indice puntato sopra, anche se la questione – chi sono? chi sei? – rimane aperta. Ed è proprio la questione, perché anche se non lo dice, anche se non lo chiede, anche se tace, ogni soggetto chiede di esistere di per sé, in relazione agli altri soggetti, e in relazione al mondo. Anche un gatto se parlasse chiederebbe la stessa semplice cosa – e lo fa, a suo modo. Lasciami libero di essere, chiede. Domanda che nello specifico della condizione umana rimanda ad essere liberi di scegliere, di pensare, di autodeterminarsi, liberi anche di sbagliare, di provare e riprovare, di sentire e amare …

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attesa

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Ciò che non mi aspetta – quando torno – non è buono per me. E viceversa, ciò che non so aspettare, non vale niente per la mia – tua, nostra – vita.

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Spinoza and me

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… quello che mi ha ostacolato dai miei propositi iniziali, oltre la stanchezza contingente di questi giorni d’inverno, è che ho omesso in toto la prima parte dell’Etica, quella che riguarda Dio, o sostanza. Ma poi ho pensato che non sarebbe corretto, perché è su questo Dio che Spinoza fonda l’Etica. Questo Dio che di certo non è più quello della teologia e tradizione filosofica precedente o futura, ma che Spinoza continua a chiamare Dio. Avrebbe potuto utilizzare un altro termine o sostituirlo semplicemente con quello di natura, o sostanza – e lo ha fatto – ma se l’ha mantenuto forse è perché nessun altro termine avrebbe potuto dare un’idea sufficientemente chiara di una sostanza che è causa sui.
“Per causam sui intelligo id, cuius essentia involvit existentiam; sive id, cuius natura non potest concipi nisi existens.”
Traduzione: “Per causa di sé intendo ciò, la cui essenza implica l’esistenza; ossia ciò, la cui natura non si può concepire se non esistente.” (E I, def. 1)
Se mi sentissi in forma, più o meno perfetta, forse inizierei a discettare in termini logici sulla faccenda, posto che ne sia capace. Ma no, non è questo il modo né il tempo. Non ora. Mi arrendo. Oggi ho maggior desiderio di narrare del mio incontro con Spinoza. Un po’ di folcrore, cose così. Sulla scia dell’insostenibile leggerezza dell’essere me …

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un uomo …

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“Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui. Un uomo, che fosse solo nell’universo, non avrebbe nessun diritto ma avrebbe degli obblighi.”

Simone Weil – La prima radice –

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niente di meno

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Domenica mattina. Mi sono svegliata pensando alle donne della mia vita – ma a dire il vero è da qualche tempo che ci penso, un po’ come ora guardo dal punto in cui mi trovo, l’albero che sta qui fuori dalla finestra del mio soggiorno. E poco dopo al telefono mia figlia mi chiede di fare una classifica dei giorni più belli che abbiamo vissuto – la mania classificatoria non risparmia neppure lei, ma questo è quanto, a quanto pare – e mi propone il suo ricordo dell’ultima nuotata che avevamo fatto insieme quest’estate al mare, fino al largo, fino al punto e il momento imprecisato in cui abbiamo deciso di tornare a riva …
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