Archivi tag: filosofia

filosofando

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«La filosofia mi ha insegnato a dipendere piuttosto dalla mia coscienza che dai giudizi altrui e di pensare sempre, non tanto a non essere giudicato male, quanto a non dire o a fare male io stesso».
[G. Pico della Mirandola, “Discorso sulla dignità dell’uomo”]
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un giorno Platone

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Il giorno in cui Platone
Ha definito l’uomo
Un animale bipede senza piume
Il pubblico era d’accordo.
Il giorno dopo quello in cui Platone
Ha definito l’uomo
Un animale bipede senza piume
Il cinico Diogene
Va alla scuola di Platone…
[Michele Zaffarano ]

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premessa genealogica

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» Diceva Michel Foucault: non qualsiasi cosa può essere detta in qualsiasi tempo. Perciò è una pura fantasia dogmatica pensare che esista «in sé» qualcosa come la «proprietà»; è invece evidente che in molte lingue una tale nozione non potrebbe esprimersi in modi analoghi e interscambiabili. Dietro le parole non stanno le cose, ma sta l’intera catena e vicenda di pratiche di vita e di sapere umane. […] Per tutte queste ragioni, il modo di procedere filosofico che qui perseguiamo non è definitorio, ma genealogico «.
[Carlo Sini, Del viver bene, pag. 47]
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come il ragno stando al centro della tela …

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Come il ragno stando al centro della tela non appena una mosca ne rompa un qualche filo se ne accorge e svelto vi accorre come se sentisse male per la rottura del filo, così l’anima dell’uomo, quando una parte del corpo è ferita, rapida vi si reca come se non sopportasse la lesione del corpo a cui è congiunta stabilmente e secondo un determinato rapporto. Allo stesso modo dunque che i carboni accostandosi al fuoco diventano incandescenti per mutazione e una volta lontani dal fuoco si spengono, così quella parte del mondo circostante raccolta nei nostri corpi, distaccandosi dal resto, diviene quasi incapace di intendere, mentre ricongiungendosi naturalmente attraverso il maggior numero di pori diventa omogenea al tutto. [Eraclito, frammento 67a]

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corpo a corpo con la madre

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Prosegue la sezione “pedagogica” con la lettura di un brano di Luce Irigaray, tratto da “Il corpo a corpo con la madre” (1980) in “Sessi e genealogie”, trad. di Luisa Muraro, Milano, La Tartaruga, 1989, pp.28-30.

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“o mes amis, il n’y a nul amy”

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… sebbene da Platone a Montaigne, da Aristotele a Kant, da Cicerone a Hegel, i grandi discorsi filosofici e canonici abbiano legato l’amicizia alla virtù e alla giustizia, alla ragione morale e politica, per ammissione dello stesso Deridda vi sarebbe (il condizionale è mio) una doppia esclusione che si vede in opera in tutti i grandi discorsi etico-politico-filosofici sopraccitati, e cioè dell’esclusione dell’amicizia tra donne, da una parte, e dall’altra dell’esclusione dell’amicizia tra un uomo e una donna (dicono). E, giust’appena per portare un esempio illustre, citerò Deridda che cita Nietzche, che sebbene nello Zarathustra chiede agli uomini “chi di voi è capace di amicizia? (…) Esiste il cameratismo: possa esistere l’amicizia!”, non ha alcun dubbio sul fatto che “la donna non è ancora capace di amicizia: essa conosce solo l’amore”.

(Beninteso, sono altresì convinta che dicendo questo Deridda lanci una provocazione, anche perché nutro una certa stima verso gli uomini intelligenti, per cui sono disposta a sorvolare su alcuni sfasamenti dei grandi discorsi filosofici e canonici dovuti ad accidenti storici, altrochè.)

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l’origine condivisa – seconda parte

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“Il corpo è una una parzialità originariamente compiuta nel segno della differenza sessuale. A tale parzialità originariamente compiuta non c’è riparazione possibile, se non ne sogno, nel delirio o nel mito. Perché è questa stessa finitudine che mi appartiene e a cui appartengo con la finitezza di un corpo sessuato, attraverso il quale prendo parte al mondo com-partecipando alla non pienezza originaria, alla comune non-autoctonia. Se ciò rende l’uomo e la donna differenti irrimediabilmente, sta proprio in questa anche l’unica, ma fondamentale uguaglianza fra uomo e donna, fra uno/a e l’altro/a: la loro Common Low. È nel riconoscimento e rivendicazione di questa legge non scritta, ma inscritta nei corpi, la possibilità della primaria relazione di civiltà che mette la reciprocità di un mondo fra sé e l’altro.”

Tratto da “L’origine condivisa”, di Rosella Prezzo

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