Archivi tag: silenzio

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Quando avevo trovato questo video di Fidia Falaschetti qualche tempo fa, me l’ero messo da parte pensando che prima o poi sarebbe tornato buono.
Così, come vedete, ora ci siamo. Non so nemmeno se si può fare, e i miei scrupoli in questo genere di cose rasentano il ridicolo, ma lo prendo in prestito per inaugurare l’ouverture di uno sciopero del silenzio. Che sarebbe più esatto definire di parola, visto che si tratterà di fare silenzio – muto.
Ma sì, ho deciso di tornare per un po’, al cinema muto.

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una carezza

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“La carezza è gesto-parola che oltrepassa l’orizzonte o la distanza dell’intimità con sè. E’ vero per chi è accarezzato, toccato, per chi è avvicinato nella sfera della sua incarnazione, ma è anche vero per chi accarezza, per chi tocca e accetta di allontanarsi da sé per questo gesto …”

Luce Irigaray, “Essere due”

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mikado

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Splendido gioco il Mikado. Molto educativo.
Lo conoscete, immagino. Si lasciano cadere dei bastoncini stretti insieme aprendo di colpo la mano – come molto spesso accadono o cadono le cose; che dopo se ne stanno lì, ferme e ingarbugliate, oggetti, cose o bastoncini – e con calma se ne toglie dal mucchio uno alla volta sfilandolo piano piano, facendo attenzione a non smuovere quelli accanto, anche se si sfiorano e strusciano uno sull’altro. L’essenziale è che ci sia silenzio, e poco vento – non là fuori, ma dentro …

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un pensiero

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Il pensiero è un oggetto curioso, e mi chiedo se è proprio certo che siamo noi a pensare i pensieri, o se invece non siamo noi ad essere pensati dai pensieri. La mia idea, in questo momento, è che mi pare più facile che mi accada di “ospitare” dei pensieri, di prenderli in prestito, o di afferrarli, o pescarli dall’immenso mare del “pensato” umano. E anche se è chiaro, che siano per lo più oscuri i motivi per cui decido, o accetto di ospitare un pensiero anziché un altro, di fare una cernita e infine una scelta preferenziale, mi piace questo atteggiamento verso i pensieri da cui sono attraversata, perché mi permette di staccarmi da loro, di osservarli dall’esterno, come fossero appunto “cose” – frammenti, reperti, antichità, opere d’arte, fotografie, vele, foglie, fiori, sassi e piume – e di gettare su di loro almeno un minimo di sguardo critico, o ironico …
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