Archivi categoria: cibo

fior fiore di zucche e zucchine

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Luglio appare in tutto il suo splendore, ancora senza afa, per fortuna o non ancora. E nell’orto, già da qualche tempo anche quest’anno stanno sbocciando i fiori di zucche e di zucchine.
Quando la mattina mi alzo dal letto e scendo in cucina, li trovo già sul tavolo come una lampada accesa che illumina tutta la stanza. Giallo chiaro giallo arancio e zafferano. Continua a leggere

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de gustibus – piccola rivoluzione alimentare

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… qualche indicazione alimentare che ho intenzione di seguire, e che consiglio anche a chi sente il bisogno di una dieta disintossicante, dedicata soprattutto agli amici che per caso soffrono di qualche problema di cuore, o che sono affaticati, o altro.
Non sono una dietologa, ovviamente, ma ho seguito spesso in passato diete in linea con le indicazioni macrobiotiche ricavandone molti benefici, che ho notato permangono nel tempo.
Secondo la mia esperienza, è difficile seguire una dieta se non se ne sente il bisogno, e se si tentenna nella determinazione a seguirla, nello stile un po’ sì e un po’ no, e tira e molla.
Prendere la decisione è il primo passo da fare, allora, e senza voltarsi indietro, per non correre il rischio di trasformarsi in una statua di sale …

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un solo giorno

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«Per illustrare la meccanica dei processi esponenziali, quali la crescita della popolazione o quella della produzione industriale, Dennis Meadows propose la metafora della crescita di una pianta acquatica che si riproduca raddoppiando di entità ogni giorno, che si stabilisca in un lago dove si sviluppi, progressivamente, nel tempo.
– Supponendo che non venga assunta alcuna misura per arrestarne la proliferazione quanto tempo resterà per evitare la completa occlusione del lago – chiede lo studioso americano ai lettori – quando la pianta avrà occupato metà della sua superficie?
I lettori che abbiano colto la dinamica del fenomeno saranno sorpresi di constatare che non mancherà che un giorno solo.
Identificando nella proliferazione della pianta letale l’insieme dei processi che, innescati dall’uomo, stanno alterando gli equilibri del Pianeta, la metafora esprime con efficacia la previsione che quando quei processi avranno prodotto, incontrollati, le proprie alterazioni, superando la soglia delle possibilità del controllo, l’umanità potrebbe non disporre più del tempo per ristabilire una convivenza con le risorse naturali capace di perdurare nel tempo.»

[Antonio Saltini, in “Agricoltura biologica: le fondamenta della scienza, o le radici nella superstizione?”]

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per un pugno di riso

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“Negli ultimi cinquanta anni, dal 1950 al 2000, si è verificato un fenomeno privo di qualunque analogia nei rapporti plurimillenari tra la Terra ed i propri abitanti: il numero degli uomini è raddoppiato, la produzione di alimenti essenziali, i cereali, è triplicata.
Analizzando la meccanica del fenomeno si comprende che è stato provocato dalla coincidenza di cinque fattori: la conversione delle foreste tropicali in campi coltivati, l’ampliamento delle superfici irrigue, la decuplicazione della produzione di fertilizzanti, l’esplosione di quella di antiparassitari e la costituzione, da parte della genetica, di nuove varietà delle specie coltivate.
I medesimi fattori che hanno sfruttato risorse naturali, foreste, fiumi, giacimenti di minerali fosfatici, potenzialità delle piante coltivate, non sono più disponibili per un evento comparabile nei decenni futuri …”

[Antonio Saltini, La fame del Globo ]

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la maionese

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“Puoi costruire qualcosa di bello
anche con le pietre
che trovi sul tuo cammino.”
(Johann Wolfgang Goethe)

… ma soprattutto, la cosa fantastica, più di tutto, è che non mi è impazzita la maionese: tutto merito di un olio di olive taggiasche bio. Ed era semplicemente compatta e squisita col sedano rapa. E io adoro il sedano rapa, anche solo col limone. E se si potesse leggere il futuro analizzando la consistenza della maionese il primo giorno dell’anno, quasi quasi direi che non va affatto male …

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SOS – pianeta terra

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“Niente può giustificare la fame: il pianeta cela risorse in sovrabbondanza, tali da soddisfare i bisogni di tutti i suoi figli. (Pierre Rabhi)

Che il pianeta celi riserve in sovrabbondanza, ovviamente ancora prima di Pierre Rabhi se ne è accorta la finanza mondiale, soprattutto a partire dall’ultima crisi finanziaria del 2008.
Il meccanismo del cibo legato al prezzo del petrolio ha innescato conseguenze catastrofiche che non si riducono (per modo di dire) soltanto al costo dei cereali e alle “silenziose” crisi alimentari, “casualmente” esplose in concomitanza con le crisi finanziarie, sia nel 2008 che all’inizio del 2011. Le crisi, alimentari nei paesi poveri e finanziarie in quelli ricchi, è palese che sono due diversi aspetti di una stessa medaglia, e se qui attualmente aggrediscono il nostro debito pubblico e ci mettono in ginocchio, nei paesi in via di sviluppo costringono milioni di persone alla fame: 44 milioni in più, le previsioni denunciate dall’ONU e dalla stessa Banca Mondiale all’inizio di quest’anno. E anche secondo i dati della Fida (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) per ogni aumento dell’1% delle derrate alimentari di base, 16 milioni di persone in più si ritrovano in una situazione di precarietà alimentare.
Il panorama è abbastanza spaventoso, ma c’è di più. Continua a leggere

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una smodata predilezione per i coleotteri

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… ho cercato di leggere il libro di Pievani, “La vita inaspettata”, un libro molto bello. Ma dopo aver ciondolato malamente per qualche tempo sui primi capitoli, ieri sera mi sono decisa e sono saltata alla parte filosofica che non fa che snocciolare e rafforzare quello che il (mio) senso comune, accomunato però da altre letture e riflessioni, aveva già afferrato. Difatti, non era Aristotele a dire che possiamo conoscere solo quello che già sappiamo?
Ma se vogliamo andare al sodo, penso che al di là di ogni evidenza, se qualcuno è affezionato al finalismo, e non può sopportare l’idea che il mondo come lo conosciamo si sia prodotto da fatti contingenti e accidentali, continuerà a trovare un modo per corroborare le proprie preferenze sentimentali e cullarsele teneramente fino alla fine. Non so che genere di consolazione possa produrre pensare che l’universo e la natura rispondano ad una necessità di ordine divino, oppure che un progetto intelligente regoli l’andamento di mutamenti che compaiono di volta in volta in forma bizzarra e strampalata … non so … dovremmo chiederlo a chi lo crede.
D’altronde anche “ il credere”, come ammette anche Pievani, è uno dei bisogni umani. Il problema, semmai – ed è da un po’ che ribatto su questo tasto – è in “cosa” conviene credere …

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